INAIL: finanziamenti per la sicurezza sul lavoro

E’ stato pubblicato nella GU n.165 del 18-7-2014 l’estratto di bando per il sostegno al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, che prevede finanziamenti agevolati da parte dell’INAIL nei settori:

  • Agricoltura
  • Edilizia
  • Estrazione e lavorazione materiali lapidei

Sono previsti contributi del 65% a fondo perduto per l’acquisto o l’adeguamento di macchinari finalizzati alla sicurezza dei lavoratori, come specificato negli allegati tecnici, per investimenti da 1000 a 50000 euro per ciascuna azienda.
Le domande, da presentarsi attraverso un’apposita procedura on-line, partiranno il 3 novembre prossimo e si chiuderanno il 3 dicembre.
Potete consultare il bando in questo link. Per ulteriori approfondimenti potete contattare il nostro studio.

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Bonus 80 euro Renzi: domande e risposte FAQ

Molte persone hanno dubbi e (giustamente) pongono domande sull’ormai  famoso bonus degli 80 euro, noto come Bonus Renzi. Vediamo alcune tra le più frequenti FAQ.80euro

Gli 80 euro sono al lordo delle tasse?  No, il bonus non è tassato, non fa parte né dell’imponibile previdenziale, né di quello fiscale. Viene semplicemente aggiunto al netto della busta paga e non andrà dichiarato nel modello 730 o nel modello Unico del prossimo anno.

Ho un reddito da lavoro dipendente di 24mila e sono proprietario di una casa che ho affittato a 6mila euro l’anno. Posso fruire del bonus? No. Per poter avere il bonus in busta paga il reddito complessivo annuo non deve essere superiore a 26mila, e nel suo caso siamo già a 30mila.

Il mio contratto di lavoro è a progetto, il reddito mensile è di 1200 euro. Ho diritto al bonus? Sì. Il contratto di lavoro a progetto, come i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e gli altri redditi assimilati a lavoro dipendente, fruiscono del bonus, purché non superiori a 26mila euro.

Ho un contratto part-time di 16 ore settimanali, il reddito Irpef è mediamente 600 euro mensili. Nell’ultima busta paga non ci sono gli 80 euro. E’ giusto? Purtroppo sì. Il bonus non spetta per i redditi inferiori a 8174 euro annui, che è il limite al di sotto del quale non c’è trattenuta fiscale. E’ un punto critico, e molto criticabile, della legge. Il governo ha promesso di porre rimedio il prossimo anno.

Sono disoccupato  e percepisco un’indennità di 400 euro, vivo con mia madre che ha una pensione di 900 euro. Almeno uno di noi due ha diritto al bonus? Purtroppo no. Questi i motivi: 1) il reddito da pensione è escluso dal bonus renzi; 2)  l’indennità di disoccupazione (ASPI) può dare diritto al bonus ma dev’essere di importo (nell’anno 2014) superiore a 8174 euro.

Il mio contratto a termine scade il 30 settembre 2014, il reddito dell’anno è superiore a 10mila euro. Ho diritto al bonus? Sì. In linea generale, il bonus è stato introdotto a partire da maggio, quindi nel 2014 sono (80 x 8 mesi) 640 euro. Su base mensile (considerando da gennaio) sono 53,33 euro. Ciò significa che se lei ha lavorato da gennnaio a settembre ha diritto a 53,33 x 9 = 479,97 euro di bonus.

Ho perso il lavoro nel mese di aprile 2014. Sono escluso dal bonus? No. Può recuperare il bonus, sempre che il reddito, rapportato al periodo di lavoro sia compreso tra 8174 e  26mila euro. Per fare questo dovrà presentare nel 2015 il modello 730 (se sarà dipendente) oppure il modello Unico.

Mia moglie è insegnante con reddito di circa 23mila, io sono impiegato al Comune e ho un reddito di circa 22mila. Entrambi abbiamo avuto il bonus di 80 euro. Siccome in totale abbiamo 45mila euro, dobbiamo restituire il bonus? No. Ai fini del bonus conta il reddito individuale, non quello complessivo del nucleo familiare.

Sono un dipendente che percepisce il bonus. Sto svolgendo quest’anno alcune consulenze occasionali che, se mi saranno pagate prima di dicembre, faranno salire il reddlito a oltre 26 mila. Come mi devo comportare? Il discorso è, in generale, valido per tutti i dipendenti che hanno altri redditi. Il datore di lavoro si basa sulla retribuzione presunta dell’anno, quindi eroga automaticamente il bonus. Se avete la certezza che il reddito totale supera il limite, conviene chiedere  al datore di lavoro di sospendere il bonus. Gli eventuali importi indebitamente percepiti dovranno essere restituiti presentando il modello 730 o Unico del 2015.
(e.m)
 

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Sicilia: parte il Piano Giovani

Con la pubblicazione nella GURS del 27 giugno 2014, la Regione Sicilia ha avviato il Piano Giovani, con i contributi del FSE. Il progetto, per il quale sono stati stanziati quasi 20Trinacria milioni di Euro, è finalizzato ad avviare 2000 stage di tirocinio retribuiti, ed è destinato a giovani disoccupati in possesso di diploma o di qualifica professionale. L’agevolazione è molto interessante. Prevede infatti due fasi distinte: il tirocinio vero e proprio, durante il quale viene corrisposta sia una “borsa” mensile al giovane tirocinante, sia un contributo all’azienda. In seconda fase, qualora si proceda all’assunzione,  sono previsti interessanti contributi  per il datore di lavoro. Ma vediamo nel dettaglio.

1. Soggetti destinatari

Possono essere avviati al tirocinio i giovani:

  • di età compresa tra 25 e 35 anni non compiuti;
  • residenti in Sicilia da almeno 2 anni;
  • in possesso di diploma o di qualifica professionale;
  • disoccupati o inoccupati da almeno 6 mesi.

2. Datori di lavoro interessati

Possono fare richiesta di giovani tirocinanti i soggetti che hanno unità operativa in Sicilia, che siano imprenditori, anche agricoli, lavoratori autonomi, professionisti, società di persone e di capitali, cooperative, consorzi, enti pubblici economici, associazioni, etc. La classificazione ISTAT dei soggetti ammessi è contenuta in questo documento

3. Durata del tirocinio e agevolazioni

Per la generalità dei giovani il tirocinio ha durata di 6 mesi e viene erogata al giovane una borsa di € 500 mensili lorde. Nel caso di soggetti particolari, e cioè disabili, soggetti richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale o umanitaria, o ancora soggetti rientranti in percorsi di inserimento sociale, il torocinio ha durata di 12 mesi e la borsa è di € 750 lorde.
Ai soggetti ospitanti è riconosciuto un contributo di € 250 mensili per ogni tirocinante. Il periodo di tirocinio dovrà terminare entro il 1 dicembre 2015.

4. Assunzione dei tirocinanti

Nel caso di assunzione dei tirocinanti è previsto un contributo al datore di lavoro, nelle seguenti misure:

  • € 6000 per ogni assunzione a tempo pieno ed indeterminato (€ 7000 per i soggetti particolari come sopra descritti);
  • € 4000 per ogni assunzione part-time (non inferiore a 20 ore settimanali) a tempo indeterminato (€ 4600 per i soggetti particolari);
  • € 3000 per ogni assunzione con contratto a termine di durata non inferiore a 24 mesi (€ 3600 per i soggetti particolari);
  • € 4700 per ogni assunzione con contratto di apprendistato.

5. Come aderire al progetto

Le aziende possono da subito presentare la propria candidatura registrandosi al sito www.pianogiovanisicilia.com e compilando l’apposita scheda.
I giovani interessati possono presentare la propria candidatura registrandosi allo stesso sito, a partire dal 14 luglio 2014. L’avviso resterà aperto fino a esaurimento risorse e, comunque, non oltre il 30 novembre 2014, salvo eventuali proroghe.

(e.m)

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Caos TASI

La nuova imposta sulla casa, la famigerata Tasi, è nata male ed è destinata a creare problemi ai contribuenti, come anche ai comuni che dovranno applicarla.

La nuova TASI è un’imposta comunale destinata a finanziare i “servizi indivisibili” dei Comuni, cioè quei servizi destinati alla collettività quali pubblica illuminazione, manutenzione strade, etc. La TASI non sostituisce l’IMU, che si deve pagare entro il 16 giugno per le le seconde case e tutti gli altri immobili diversi dalla prima abitazione non di lusso, seguendo le scadenze e le regole che già conosciamo.monopoli
L’aliquota base della tasi è del 2,5 per mille, e ciascun Comune può deliberare un ulteriore aumento dello 0,8 per mille. Se l’immobile è dato in affitto, l’inquilino pagherà una quota che va dal 10 al 30% dell’imposta. La detrazione, diversamente dall’IMU, non è fissata per legge, ma è deliberata liberamente dal Comune, pertanto a seconda delle esigenze di bilancio potranno esserci casi di contribuenti che non hanno mai dovuto pagare l’IMU e che invece oggi pagheranno la TASI.
L’incertezza interpretativa delle norme ha di fatto rallentato o impedito alla gran parte dei Comuni italiani di deliberare la TASI entro il termine del 23 maggio (ad oggi solo un migliaio di Comuni sono pronti ad incassare la tassa), quindi il termine per il pagamento, inizialmente fissato al 16 giugno, slitta a settembre per tutti i Comuni che non hanno ancora la delibera.
Oltre ad alcune difficoltà operative (per esempio, i comuni dovrebbero inviare i moduli precompilati sia al proprietario che all’inquilino, ma ci sono difficoltà a reperire le informazioni sulle locazioni), vi sono inotre numerosi casi da chiarire, come le abitazioni in comproprietà ma abitate da un solo comproprietario, oppure quelle affidate al coniuge divorziato, ed ancora le case di anziani ricoverati in altre strutture, solo per citare quelli più evidenti. L’auspicio è una radicale revisione delle regole, possibilmente prima della prossima scadenza.

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Bonus Renzi: a chi spettano gli 80 euro

E’ alla dirittura d’arrivo il famoso bonus di 80 euro. Annunciato nello scorso marzo, successivamente rivisto e rimaneggiato, il provvedimento è ora operativo con la pubblicazione del decreto-legge n.66 del 24 aprile 2014. Per spiegare la norma è da ultimo intervenuta la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E del 28 aprile 2014, che non riesce tuttavia a chiarire alcuni dubbi.

Chi sono i beneficiari degli 80 euro?

Sono i lavoratori dipendenti e assimilati (cioè collaboratori a progetto, lavoratori soci di cooperative, percettori di borse di studio, di compensi da terzi nell’ambito del rapporto di lavoro, sacerdoti, lavori socialmente utili), che hanno un reddito (presunto) nel 2014 renzi_busta_pagacompreso tra 8145,32 euro e 24000 euro. La fascia tra 24000 e 26000 euro ha diritto al bonus ridotto in modo proporzionale. Da tale reddito è esclusa la prima casa con relativa pertinenza.
Restano quindi esclusi: i lavoratori con partita IVA, i pensionati, e gli “incapienti“, cioè coloro che avendo un reddito inferiore a 8145,32 euro, hanno una detrazione pari o superiore all’Irpef dovuta. Il Governo ha promesso, per tali soggetti, un prossimo intervento correttivo.

Chi deve erogare il bonus?

Il bonus dev’essere erogato da datore di lavoro perentoriamente a partire dalla mensilità di Maggio. Qualora non fosse possibile, per esempio per ragioni tecniche data la ristrettezza dei tempi, esso comunque dev’essere garantito a partire dal mese di giugno, nel rispetto della cifra di 640 euro per quest’anno. Il datore di lavoro provvederà a recuperare gli importi corrisposti detraendoli dai versamenti delle trattenute Irpef e, in caso d’incapienza, dai contributi previdenziali. Il datori di lavoro che non siano sostituti d’imposta, cioè i privati, non potranno pagare il bonus. Quindi categorie di lavoratori come colf, badanti e domestici non avranno il bonus in busta paga, ma potranno richiederlo come credito nella prossima dichiarazione dei redditi.

Qualche dubbio

Il bonus, come detto, dovrà essere pagato a chi dichiara un reddito presunto nella misura detta. E’ logico che l’onere di questa verifica dev’essere a cura del lavoratore, ma non è chiaro con quali tempi e modi.  Probabilmente l’Agenzia delle Entrate avrà un gran da fare quando, a partire dal prossimo anno, dovrà recuperare i bonus indebitamente percepiti dai lavoratori che avranno “dimenticato” di segnalare alla ditta che nel frattempo percepivano altri redditi. Poi ci sono dei casi particolari in cui non è chiaro come dovrà comportarsi il datore di lavoro. Per esempio, i lavoratori che hanno un part-time e contemporaneamente una collaborazione a progetto, ma gli esempi potrebbero essere tanti. Crediamo che siano necessari altri chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Considerazioni di carattere etico e sociale

Abbiamo già detto degli incapienti e dei pensionati, e ci affidiamo alle promesse del Governo: infatti chi più dei dipendenti sotto gli 8000 e dei pensionati avrebbe diritto ad un bonus?  Un altro aspetto etico è legato al fatto che il bonus è riconosciuto (o non riconosciuto) al singolo lavoratore indipendentemente dalla condizione reddituale del nucleo familiare.  Ci spieghiamo con un paio di esempi.
1. Famiglia in cui ciascuno dei coniugi ha un reddito che beneficia del bonus. Il reddito totale è compreso nell’intervallo da 16 mila a 52 mila euro.  Qualunque esso sia, entreranno 160 euro. E’ giusto?
2. Famiglia in cui un coniuge è avvocato e dichiara 120 mila euro l’anno, l’altro coniuge ha un reddito di 25 mila euro. Totale 145 mila. Più un bonus di 80 euro. E’ giusto? o sarebbe stato più giusto lasciare il bonus ad un pensionato al minimo?
3. Famiglia dove ciscuno dei coniugi ha un lavoro part-time per cui nessuno dei due raggiunge il bonus. Reddito totale 16 mila euro. Nessun bonus. E’ giusto?
A nostro parere, non essendo rispettato il criterio della progressività del reddito, questo bouns presta il fianco a sospetti di incostituzionalità. Per una questione di equità sociale il riferimento per il diritto al bonus dovrebbe essere non il singolo reddito del lavoratore, ma la situazione economica e patrimoniale del nucleo familiare, desumibile dall’ISE. Ci auguriamo che il legislatore rifletta in tal senso.(e.m)


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Nuove attività al Sud: il lavoro autonomo

L’agevolazione in esame riguarda coloro che vogliono intraprendere un lavoro autonomo in forma individuale con sede nel Mezzogiorno (D.L. 185/2000, titoloII).

Chi sono i soggetti interessati.

L’attività deve avere sede operativa ed amministrativa in una delle regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia). Chi intende presentare la domanda dev’essere residente in Italia, maggiorenne e non occupato.gelataio
Per “non occupato” si intende che il soggetto al momento di prtesentazione della domanda non ha in corso un qualsiasi rapporto di lavoro dipendente (anche di collaborazione o a progetto), non svolge lavoro autonomo, non ha partita Iva (anche se inattiva), non è artigiano e non è collaboratore di imprenditori o di impresa familiare.

Quali attività si possono finanziare.

Sono ammissibili alle agevolazioni tutte le attività di produzione di beni, la fornitura di servizi e le attività di commercio.
Sono escluse agricoltura (produzione primaria di prodotti agricoli), pesca e acquacoltura. Non è inoltre possibile agevolare l’acquisto di veicoli per il trasporto di merci in conto terzi.

In cosa consiste l’agevolazione.

L’attività da finanziare deve prevedere un investimento non superiore a 28.823 Euro, Iva esclusa. La prima agevolazione consiste in un finanziamento a fondo perduto per massimo il 50% dell’investimento, e in un mutuo a tasso agevolato per la parte rimanente (30% del tasso di riferimento, restituibile in 7 anni a rate trimestrali). L’altra agevolazione è il contributo a fondo perduto per le spese di gestione del primo anno. Con questo foglio di calcolo predisposto da Invitalia si può fare una simulazione delle agevolazioni.

Le spese di investimento e di gestione considerate ammissibili sono:

per l’investimento:

  • attrezzature, macchinari, impianti e allacciamenti;
  • beni immateriali a utilità pluriennale;
  • ristrutturazione di immobili, entro il limite massimo del 10% del valore degli investimenti.

per la gestione:

  • materiale di consumo, semilavorati e prodotti finiti, nonché altri costi inerenti al processo produttivo;
  • utenze e canoni di locazione per immobili;
  • oneri finanziari(con l’esclusione degli interessi del mutuo agevolato);
  • prestazioni di garanzie assicurative sui beni finanziati;
  • prestazione di servizi.

Da sottolineare che:

  1. spese ed investimenti sono da considerarsi al netto dell’IVA;
  2. macchinari ed attrezzature possono essere anche usati, purché non siano stati oggetto di altre agevolazioni;
  3. i beni finanziati devono rimanere nella disponibilità dell’impresa per almeno 5 anni;
  4. l’ammontare delle agevolazioni dev’essere contenuto nella cosiddetta regola “de minimis“;
  5. le spese ammissibili alle agevolazioni sono quelle sostenute dopo la presentazione della domanda.

Presentazione della domanda, valutazione ed erogazione.

La domanda va presentata alla società Invitalia, previa registrazione nell’apposita sezione del sito. Una volta inviata, Invitalia provvede all’istruttoria per la valutazione dei requisiti e del merito del progetto. Dopo tale valutazione (che va fatta entro sei mesi) è possibile sottoscrivere il contratto e quindi avverrà l’erogazione, con un anticipo del 20% e il saldo a presentazione delle fatture quietanzate. Per le spese di gestione del primo anno è pure previsto un anticipo del 30% e il saldo a presentazione della documentazione di spesa.

(e.m.)
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Nuove attività nel Sud: la microimpresa

Le nuove società di persone possono fruire di interessanti agevolazioni per avviare un’attività per la produzione di beni e/o di servizi.

Le nuove attività che possono essere  oggetto di agevolazione (D.L. 185/2000) al momento di presentazione della domanda devono essere già costituite esclusivamente in forma di società di persone, cioè s.n.c. oppure s.a.s.  .

Chi sono i soggetti.

La società deve avere sede legale ed operativa in una delle regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia). Inoltre dev’essere costituita per almeno il 50% delle persone emicro delle quote da soggetti maggiorenni, residenti in Italia da almeno sei mesi,  non occupati, cioè che non svolgano lavoro dipendente (anche precario) o autonomo, che non abbiano partita Iva e non siano artigiani o collaboratori d’impresa familiare.

Quali attività si possono finanziare.

Sono ammissibili alle agevolazioni tutte le attività di produzione di beni e la fornitura di servizi, ad esclusione delle attività di commercio, agricoltura (produzione primaria di prodotti agricoli), pesca e acquacoltura. Non è inoltre possibile agevolare l’acquisto di veicoli per il trasporto di merci in conto terzi.

In cosa consiste l’agevolazione.

L’attività da finanziare deve prevedere un investimento non superiore a 129.114 Euro, Iva esclusa. La prima agevolazione consiste in un finanziamento a fondo perduto per massimo il 50%  dell’investimento, e in un mutuo a tasso agevolato per la parte rimanente  (30% del tasso di riferimento, restituibile in 7 anni a rate trimestrali). L’altra agevolazione è il contributo a fondo perduto per le spese di gestione del primo anno. Con questo foglio di calcolo predisposto da Invitalia si può fare una simulazione delle agevolazioni.

Le spese di investimento e di gestione considerate ammissibili sono:

per l’investimento:

  • attrezzature, macchinari, impianti e allacciamenti;
  • beni immateriali a utilità pluriennale;
  • ristrutturazione di immobili, entro il limite massimo del 10% del valore degli investimenti.

per la gestione:

  • materiale di consumo, semilavorati e prodotti finiti, nonché altri costi inerenti al processo produttivo;
  • utenze e canoni di locazione per immobili;
  • oneri finanziari(con l’esclusione degli interessi del mutuo agevolato);
  • prestazioni di garanzie assicurative sui beni finanziati;
  • prestazione di servizi.

Da sottolineare che:

  1. spese ed investimenti sono da considerarsi al netto dell’IVA;
  2. macchinari ed attrezzature possono essere anche usati, purché non siano stati oggetto di altre agevolazioni;
  3. i beni finanziati devono rimanere nella disponibilità dell’impresa per almeno 5 anni;
  4. l’ammontare delle agevolazioni dev’essere contenuto nella cosiddetta regola “de minimis“;
  5. le spese ammissibili alle agevolazioni sono quelle sostenute dopo la presentazione della domanda.

Presentazione della domanda, valutazione ed erogazione.

La domanda va presentata alla società Invitalia, previa registrazione nell’apposita sezione del sito. Una volta inviata, Invitalia provvede all’istruttoria per la valutazione dei requisiti e del merito del progetto. Dopo tale valutazione (che va fatta entro sei mesi) è possibile sottoscrivere il contratto e quindi avverrà l’erogazione, con un anticipo del 20% e il saldo a presentazione delle fatture quietanzate. Per le spese di gestione del primo anno è pure previsto un anticipo del 30% e il saldo a presentazione della documentazione di spesa.

(e.m.)

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Bonus Renzi da rifare

Canis festinans caecos parit catulos, la cagna frettolosa partorì cuccioli ciechi. E’ di queste ore la notizia che il sistema per ridurre il cuneo fiscale, così com’era stato concepito una decina di giorni fa dal governo Renzi, sarà rivisto. Come avevamo già notato in un nostro precedente articolo, il bonus matteo renzidi 80 euro al mese basato sulla detrazione non poteva funzionare perché escludeva dal beneficio i contribuenti “incapienti”. I tecnici del governo stanno ora studiando su un’altra forma di bonus: probabilmente si tratterà di una voce di retribuzione specifica da aggiungere a partire dal prossimo mese di maggio. C’è da augurarsi che il provvedimento stavolta sia meglio ponderato. Piuttosto che distribuire gli 80 euro “a pioggia”, sarebbe il caso di erogare il bonus rispettando criteri di progressivià.

(e.m)

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Lavoro flessibile, nuove norme

Da oggi, 21 marzo 2014, insieme alla primavera entrano in vigore le norme per il lavoro flessibile previste dal nuovo governo. In pochi articoli, il D.L. 34/2014 tenta di superare alcuni aspetti della complessa e per certi versi contestata riforma Fornero. In particolare, viene praticamente “liberalizzato” il contratto a termine. Ma vediamo più in dettaglio.

Contratti di lavoro a termine

Non è più necessario indicare la causale, che era condizione per la validità del contratto. I contratti a termine si possono prorogare fino a 8 volte, comunque entro il limite di 36 mesi, senza il rispetto degli intervalli di interruzione di 10 o 20 giorni previsti dalla riforma Fornero. futuro_precarioI contratti a t.d. si possono fare nel limite del 20% della forza lavorativa (questo limite non vale per le aziende fino a 5 dipendenti), ma su questo aspetto si lascia delega alla contrattazione collettiva, specialmente per i lavori stagionali o per le sostituzioni.

Apprendistato

Per il contratto di apprendistato ci sono queste novità:

  1. la forma scritta è obbligatoria solo per il contratto ed il patto di prova, escludendo il relativo piano formativo individuale.
  2. E’ possibile assumere liberamente altri apprendisti, in quanto l’assunzione non è subordinata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo;
  3. Decade l’obbligo di integrare la formazione con l’offerta formativa pubblica, nei limiti delle risorse annualmente disponibili. Si fa salva l’autonomia contrattuale per determinare la retribuzione spettante. La stessa deve tener conto delle ore effettivamente prestate e delle ore di formazione che devono essere nella misura del 35% del relativo monte ore complessivo.

DURC

Il famigerato e mai abbastanza odiato documento di regolarità contributiva dovrà essere richiesto non più dall’impresa, ma dal soggetto che ne ha necessità, ed essere rilasciato “in tempo reale” da uno degli enti preposti, cioè INPS, INAIL o casse edili, con modalità telematiche.

(e.m)

 

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Gli 80 euro di Renzi non sono per tutti

Gli ottanta euro promessi da Renzi ai lavoratori dipendenti, se mai arriveranno, non sono per tutti. Già immagino i lavoratori che faranno la fila a telefonarmi o a venire in studio per lamentarsi “ma dottore, non trovo in busta paga gli 80 euro che mi spettano, come mai?”. portafogli_vuoto
L’intenzione di ridurre il cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo lordo del lavoro e quanto rimane in tasca al lavoratore, è nobile ed encomiabile, ma non siamo sicuri che sia questo il metodo.
Il meccanismo che l’equipe del neo-premier immagina di applicare si basa su un aumento della detrazione per lavoro dipendente, proporzionale per fasce di reddito. In parole povere si tratta di uno “sconto” sulle trattenute Irpef in busta paga di mille euro l’anno per coloro che hanno un reddito lordo fino a 25 mila euro.

Dopo che abbiamo fatto alcune simulazioni applicando questa nuova detrazione, emerge che per larghe fasce di lavoratori, cioè quelli con famiglie monoreddito e figli a carico (due o più), i benefici saranno pochi o nulli quando il reddito è sotto i 16-20 mila, in quanto già non pagano Irpef o ne pagano pochissima, come evidenziato in questa tabella:

Raffronto IRPEF prima e dopo provvedimento Renzi
Come potete vedere, molti di coloro che si aspettano 80 euro in più a partire dalla busta paga di maggio resteranno delusi,  a meno di modifiche o correzioni del provvedimento. Si tratta appunto dei lavoratori appartenenti alle fasce di reddito  più basse, cioè coloro che più degli altri trarrebbero giovamento da una busta paga leggermente più pesante. Invece il provvedimento premia, per esempio, le famiglie con due redditi da lavoro dipendente entro i 24 mila euro ciascuno, che vedranno un bonus fiscale annuo di oltre 2 mila euro.

A parere di chi scrive, se si vuole ridurre il cuneo fiscale bisogna trovare le risorse per alleggerire il carico previdenziale che grava sia sul lavoratore che sul suo datore. Non si capisce perché il legislatore invece tenti sempre di agire sull’aspetto fiscale che, a parte alcuni aspetti da rivedere, mantiene tutto sommato caratteri di equità.

(e.m)

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