La consulenza on line

E’ possibile la consulenza on line  in materia fiscale e del lavoro? Oggi, dopo anni di esperienza, possiamo dire di sì. Il nostro Studio infatti intrattiene positivamente da tempo diversi e molteplici rapporti di consulenza con aziende, professionisti e privati, senza che questi si siano mai recati presso la nostra sede.
Perché la consulenza on line?

          • E’ economica: c’è un notevole risparmio rispetto ai costi della consulenza tradizionale, perché non è necessario prendere appuntamenti, recarsi presso lo studio, preparare e  portare i documenti, ritirare i documenti pronti e quant’altro.
          • E’ veloce: il trasferimento dei documenti e delle informazioni avviene tramite email o utilizzando archivi remoti (come per esempio Dropbox)
          • E’ sicura: i documenti e le informazioni, una volta trasmessi, vengono archiviati permanentemente, in modo da prevenire ogni possibile perdita di dati.
          • E’ garantita: come prescrive la legge, lo Studio ha un’adeguata copertura assicurativa per ogni evento che possa causare danni al cliente assistito.

Come avviene la consulenza on line?
Semplicemente attraverso il contatto telefonico e la corrispondenza e-mail. In più, avviene utilizzando un archivio telematico dove il cliente deposita i propri documenti e può consultare tutti i documenti di sua competenza prodotti dallo Studio. L’uso di tale archivio telematico é completamente gratuito (e naturalmente è protetto da eventuali tentativi di accesso non autorizzati).
Chi può avvalersi della consulenza on line?
Consigliamo questo strumento alle piccole aziende commerciali, artigianali ed ai professionisti, in qualsiasi forma,  individuale o societaria, anche con dipendenti.
La consulenza è rivolta anche, ed in particolar modo, a coloro che intendono avviare una nuova attività.
Inoltre forniamo consulenza anche ai privati, cioè lavoratori dipendenti, pensionati ed altri, che abbiano necessità di presentare la denuncia dei redditi (modello 730).

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Il modello 730 2015

Il modello 730 2015 precompilato è la novità di quest’anno.

Con l’introduzione della Certificazione Unica (al posto del vecchio CUD, che va in pensione), i datori di lavoro e gli enti pensionistici hanno già comunicato all’Agenzia delle Entrate i dati delle decine di milioni di lavoratori dipendenti, pensionati e percettori di reddito autonomo.  Inoltre anche le banche e le assicurazioni hanno già trasmesso all’A.E. i dati relativi a interessi passivi per mutui, rendimenti, premi assicurativi, fondi pensionistici ed altro.

In tal modo l’Agenzia delle Entrate ha potuto predisporre un modello 730 “precompilato” con i dati in suo possesso. Il contribuente può accedere al proprio 730 registrandosi al sito per ottenere il pin e successivamente effettuare il login. Bisogna poi controllare attentamente i dati inseriti dall’A.E., verificare i dati di terreni e fabbricati, delle eventuali locazioni  e quindi inserire tutti i dati mancanti, cioè quelli che l’A.E. non può conoscere,  come le spese sanitarie, di istruzione, eccetera., modello 730 precompilato

Più semplicemente, il contribuente può rivolgersi ad un CAF o ad un professionista abilitato (commercialista o consulente del lavoro), anche perché, come potete vedere consultando le istruzioni ufficiali del modello 730, è difficile districarsi tra le numerose casistiche, soprattutto per q/2015uanto riguarda oneri deducibili e detraibili. Inoltre la presentazione del 730 tramite CAF o professionista da quast’anno fa sì che gli eventuali avvisi di irregolarità (errori o omissioni) saranno notificati direttamente ai soggetti che trasmettono, ed anche gli importi dovuti per imposte e sanzioni saranno ad essi addebitati.

(e.m.)

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Il Modello Unico 2015

Chi deve presentarlo, cosa si deve denunciare, quali spese si possono detrarre, come si paga, quali sono le scadenze. Una guida sintetica al modello Unico 2015 per le persone fisiche.

1. I soggetti non obbligati

I soggetti non obbligati alla presentazione della dichiarazione dei redditi sono coloro che nel 2014:

  • non hanno percepito alcun reddito e non hano l’obbligo delle scritture contabili;
  • hanno avuto redditi da terreni e/o fabbricati (comprese abitazione principale e sue pertinenze) per non oltre € 500,00;
  • hanno avuto un solo reddito da lavoro dipendente (o assimilato, come i contratti di collaborazione e i lavori a progetto) o pensione ed eventualmente sono proprietari della casa di abitazione e relative pertinenze e di altri fabbricati non locati in comuni diversi da quello di residenza;
  • hanno avuto reddito da lavoro dipendente o assimilato per 365 giorni, più altre tipologie di reddito per non più di € 8000,00 in totale (l’abitazione principale non si conta);
  • hanno meno di 75 anni, reddito da pensione per 365 giorni, più altre tipologie di reddito per non più di € 7500,00 in totale (l’abitazione principale non si conta);
  • hanno più di 74 anni, reddito da pensione per 365 giorni, più altre tipologie di reddito per non più di € 7750,00 in totale (l’abitazione principale non si conta);
  • hanno avuto più redditi da lavoro dipendente (o simili, vedi sopra) o pensioni e l’ultimo datore di lavoro ha effettuato il conguaglio fiscale sul totale;
  • hanno percepito pensioni esenti, come le rendite INAIL, le indennità di accompagnamento, le pensioni sociali, ed altro;
  • hanno percepito redditi già tassati all’origine, come rendite su BOT, interessi su conti correnti e depositi postali oppure lavori socialmente utili;
  • i compensi derivanti da attività sportive dilettantistiche entro il limite di € 28158,28;
  • hanno percepito l’assegno periodico corrisposto dal coniuge (escluso quello per il mantenimento dei figli) più altre tipologie di reddito (l’abitazione principale non si conta), nel limite di € 7500,00;
  • Altri redditi per i quali la detrazione prevista non è rapportata al periodo di lavoro come per esempio i compensi per l’attività libero professionale intramuraria del personale dipendente dal SSN, redditi da attività commerciali o di lavoro autonomo occasionali, nel limite di € 4800,00;
  • In generale è esonerato dalla presentazione della dichiarazione il contribuente, non obbligato alla tenuta delle scritture contabili, che possiede redditi per i quali, considerate le detrazioni spettanti per lavoro dipendente, autonomo e carichi di famiglia, è dovuta un’imposta non superiore ad euro 10,33.

Comunque, anche nei casi in cui non vi sia obbligo, conviene presentare la dichiarazione dei redditi per far valere eventuali oneri sostenuti, deduzioni e/o detrazioni non attribuite o attribuite in misura inferiore a quella spettante oppure per chiedere il rimborso di eccedenze di imposta derivanti dalla dichiarazione presentata nel 2014 o da acconti versati nello stesso anno.

Gli altri contribuenti che non rientrano nelle condizioni di esenzione sopra elencate, devono presentare il modello Unico (oppure il modello 730, se previsto). In particolare, devono presentare il modello Unico le persone fisiche che, pur non avendo avuto redditi, hanno l’obbligo di tenere le scritture contabili.

2. Modello Unico oppure 730?

I contribuenti che possono presentare il modello 730 in luogo del modello Unico sono, in generale, coloro che, essendo dipendenti o pensionati, hanno la possibilità di versare le imposte o di ottenere il rimborso direttamente sulla busta paga o sulla pensione (vedere il nostro articolo sul mod. 730/2015).

A nostro parere, chi presenta il modello 730  ha alcuni vantaggi:

  1. se si ha diritto ad un rimborso, questo viene erogato già nella busta paga (o pensione) di Luglio; presentando invece il modello Unico, il rimborso viene gestito dall’Agenzia delle Entrate e viene erogato dopo diversi mesi, se va bene;
  2. se invece vi sono delle imposte da pagare, queste sono direttamente trattenute sulla busta paga di Luglio (o sulla pensione), anche in 5 rate, ed anche l’eventuale acconto di Novembre sarà trattenuto e pagato dal datore di lavoro (o ente pensionistico) allo stesso modo. In tal modo il contribuente non ha l’onere di pagare autonomamente le imposte mediante il modello F24, evitando di incorrere in sanzioni per ritardati od omessi pagamenti.

3. Le spese e gli oneri detraibili

Più complesso ed articolato è il discorso sulle spese e gli oneri che si possono far valere sulla dichirazione per il 2014. Una trattazione del tema più completa la trovate nelle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

In estrema sintesi, sono:

  • spese sanitarie, nella misura del 19% delle spese sostenute sopra  € 129
  • spese per i mezzi necessari per l’accompagnamento, la deambulazione, la locomozione, il sollevamento e i sussidi tecnici informatici dei disabili;
  • spese per l’acquisto e la riparazione di veicoli per disabili;
  • spese per l’acquisto di cani guida ;spese per l’istruzione secondaria e universitaria;
  • spese per attività sportive praticate da ragazzi;spese per canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede
  • spese sanitarie sostenute nell’interesse dei familiari non a carico, affetti da patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica, per la parte di detrazione che non trova capienza nell’imposta da questi ultimi dovuta;
  • spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale nell’interesse del contribuente o di altri familiari non autosufficienti;
  • contributi versati per il riscatto del corso di laurea del soggetto fiscalmente a carico, il quale non ha iniziato ancora l’attività lavorativa e non è iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza;
  • spese sostenute dai genitori per la frequenza di asili nido da parte dei figli;
  • premi relativi alle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni;
  • premi relativi alle assicurazioni per il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana,
  • spese sanitarie sostenute dal contribuente affetto da patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica;
  • interessi per mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale, fino a € 4000,00;
  • interessi per mutui ipotecari per la costruzione dell’abitazione principale fino a  € 2582,28;
  • interessi per prestiti o mutui agrari ;
  • spese funebri, nel limite di € 1549,37 per ogno decesso;
  • spese per intermediazione immobiliare;
  • erogazioni liberali alle società ed associazioni sportive dilettantistiche;
  • erogazioni liberali alle società di mutuo soccorso;
  • erogazioni liberali a favore delle associazioni di promozione sociale;
  • erogazioni liberali a favore della società di cultura “La Biennale di Venezia” ;
  • spese relative a beni soggetti a regime vincolistico;
  • erogazioni liberali per attività culturali ed artistiche, enti operanti nello spettacolo, fondazioni operanti nel settore musicale;
  • spese veterinarie;
  • spese sostenute per servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordi ;
  • erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado;
  • erogazioni liberali al Fondo per l’ammortamento dei titoli di stato.

Per una completa disamina dell’argomento, estremamente complesso ed articolato, non possiamo che riferirci alle istruzioni ufficiali.

 

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23 maggio 1992

Il 23 maggio è una data che non potrò dimenticare fino al resto dei miei giorni. Giovanni Falcone
Nel breve periodo in cui tenevo un corso di formazione al palazzo di Giustizia di Palermo, era la fine degli anni ’80, ricordo bene Giovanni Falcone, quando ogni mattina arrivava al lavoro con tutta la scorta che bloccava e letteralmente paralizzava chiunque nel proteggere l’ingresso del magistrato, che si rintanava poi nella sua stanza, se non ricordo male in alto a sinistra al secondo piano.
Mai potrò dimenticare che quel pomeriggio del 23 maggio ’92, tornando a Catania, passai lo svincolo di Capaci qualche minuto prima che avvennisse la strage.  E ancora in viaggio, appresi la notizia dalla radio: si diceva che era morta la moglie e alcuni uomini della scorta, ma Falcone era ancora vivo;  piansi poi quando, a tarda sera i telegiornali comunicarono la morte anche del magistrato.capaci
Da allora non sono riuscito ad avere una risposta chiara. Troppi i misteri (ricordate i “veleni” del palazzo di Palermo?). Prima la successiva, quasi immediata strage di via D’Ameglio (dov’era lo Stato?), con la famosa borsa dei documenti mai trovata, nemmeno i brandelli. Poi la strage di via dei Gergofili a Roma e gli altri attentati, quelli riusciti e quelli falliti.
Poi la pace (la pax romana?)
Quindi la cattura di Totò Riina: non appena portato via qualcuno ripuliva a dovere il suo covo imbiancando addirittura le pareti della casa dopo aver fatto sparire ogni documento.
Poi quella di Bernardo Provenzano, già rincoglionito (di suo, o ce l’hanno fatto diventare?).
Nel frattempo la mafia ha diramato i suoi tentacoli nel resto d’Italia, facendo perdere a Palermo la titolarità dell’impresa, a favore della capitale morale (Milano), e di quella politica, Roma.
Che la trattativa con lo Stato non ci sia stata, è una favola cui neanche i bambini un poco intelligenti possono credere.
Bisogna avere fiducia nello Stato, questo sì.
Ma cos’è lo Stato?
Lo Stato siamo noi cittadini. Lo Stato è gli uomini e le donne che noi votiamo e deleghiamo a rappresentarci e governarci.
Ma nello Stato il cancro c’è ancora e va estirpato.

(e.m.)

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Il TFR in busta paga

A partire dal 3 aprile i lavoratori del settore privato avranno facoltà di richiedere che la quota mensile del trattamento di fine rapporto sia inserita in busta paga.
L’attuale disciplina del TFR, in vigore dal 1982, prevede che il 13,5% della retribuzione venga contabilmente accantonato dal datore di lavoro presso la stessa azienda (presso l’INPS per le imprese con almeno 50 dipendenti)  oppure, su richiesta del dipendente, versato in un fondo di previdenza complementare.vecchia_busta_paga
La Legge di Stabilità 2015, ai commi 25-36 dell’articolo 1, consente, a partire dalla retribuzione di marzo, una deroga  ai principi dell’art. 2120 del Codice Civile, pertanto il lavoratore può optare per avere il pagamento del TFR direttamente in busta paga, piuttosto che lasciarlo in azienda o in un fondo di previdenza.

Chi può chiedere il TFR in busta paga

Possono far richiesta i lavoratori del comparto privato che abbiano un’anzianità di servizio ininterrotta di almeno sei mesi presso la stessa ditta.
Sono invece esclusi:

  • i lavoratori pubblici;
  • i lavoratori domestici;
  • i lavoratori agricoli.

Sono altresì esclusi i dipendenti il cui datore di lavoro si trovi in una delle seguenti condizioni:

  • datori di lavoro in crisi o soggetti a procedure concorsuali;
  • datori di lavoro in CIGS o CIG in deroga;
  • datori di lavoro che abbiano iscritto presso il Registro delle imprese un piano di risanamento attestato;
  • datori di lavoro che abbiano iscritto nel registro delle imprese un accordo di ristrutturazione dei debiti;
  • datori di lavoro che abbiano sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti.

Come funziona il TFR in busta paga

Come detto, la richiesta va presentata al datore di lavoro a partire dal 3 aprile. Attenzione: la scelta del TFR in busta paga è irrevocabile fino a giugno 2018, mese in cui avrà termine il periodo sperimentale di questa norma

Occorre sottolineare che l’importo del TFR aggiunto in busta paga:

  1. non è imponibile ai fini previdenziali;
  2. non tocca il cosiddetto Bonus Renzi, in quanto non concorre ai limiti di reddito che stabiliscono il diritto o meno ;
  3. è invece soggetto alla tassazione ordinaria poiché va a sommarsi al reddito imponibile ai fini IRPEF.

Il TFR in busta paga conviene?

Per valutare se conviene o meno avere il TFR in busta paga occorre comprendere il meccanismo della tassazione. Il TFR percepito normalmente, cioè alla fine del rapporto lavorativo, è soggetto alla tassazione separata, che attualmente è il 23%.

Nel caso invece venga percepito mensilmente esso, come detto, verrà tassato insieme al normale reddito mensile, secondo il sistema degli scaglioni progressivi di reddito (vedi tabelle IRPEF).  In caso di redditi inferiori a 15 mila euro la convenienza c’è sempre perchè il TFR è di fatto tassato a circa il 10% (contro il 23% del TFR “normale”). La convenienza può ancora esserci per redditi anche di 28 o 30 mila euro, se però vi sono carichi di famiglia.

Un calcolo approssimato, ma realistico, si può fare prendendo il CUD del 2014  (se non ci sono significative variazioni di carichi familiari e di retribuzione nel 2015) e calcolando l’effettiva percentuale di tassazione nel seguente modo: sommare i campi 5 (ritenute Irpef), 6 (addizionale regionale), 11 e 13 (addizionale comunale). La somma così ottenuta rappresenta l’ammontare dell’irpef effettivamente pagata nell’anno. Essa va divisa per il campo 1 (reddito imponibile) ed il risultato ottenuto è la percentuale che cercavamo. Se tale percentuale è inferiore a 23, il TFR in busta paga diventa conveniente.(e.m)


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IVA: aumenti dal 2016

Dal 1 gennaio del 2016 scatteranno gli aumenti dell’IVA. E’ quanto prevede l’articolo 45 della legge di stabilità del 2015, se non ci saranno interventi per la riduzione della spesa pubblica, in base alla “clausola di salvaguardia”. IVA_suSiccome sembra improbabile che tali interventi saranno posti in essere nel corso di quest’anno, dobbiamo aspettarci un consistente aumento dell’IVA che passerà dall’attuale 22% al 24% per l’aliquota standard, e dal 10% al 12% per l’aliquota ridotta che si applica per esempio a farmaci, trasporti pubblici,  hotel e ristoranti e ad alcune categorie di beni alimentari considerati non di prima necessità. L’aliquota IVA del 4% resterà per generi alimentari di prima necessità, prodotti medici, libri (dal 2015 anche gli e-books), acquisto e costruzione della prima abitazione, ed altro.

Quest’aumento porta il nostro Paese tra quelli dell’UE che hanno l’aliquota standard più alta. Con il 24% saremo superati solo da Ungheria (27%), Danimarca, Svezia e Croazia (25%) e uguagliati da  Finlandia e Romania (24%). Tutti gli altri hanno aliquote IVA più basse. Escludendo gli Stati dell’Est, che hanno ancora grossi problemi di bilancio, notiamo che i Paesi nordici pagano più IVA, è vero, ma forniscono servizi ai loro cittadini che non sono paragonabili ai nostri.

Tra gli Stati più “simili” all’Italia per storia, dimensione e popolazione, siamo la maglia nera. Infatti, come potete vedere in questo link, la Germania paga l’IVA al 19%, Francia e Regno Unito al 20%, Spagna al 21%. Tutti questi Stati, come l’Italia, hanno anche fasce con aliquota ridotta.  Il Regno Unito, addirittura, non applica l’IVA per alimentari, libri, farmaci, trasporto pubblico, giornali e abbigliamento per bambini.

(e.m)

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Regime dei minimi: retromarcia del governo?

Il nuovo regime dei “minimi”, cioè dei contribuenti con partita IVA che non superano una determinata soglia (vedi nostro articolo), così come scritto nella legge di stabilità eleva l’aliquota fissa di ben 10 punti, passando dal 5 al 15%.  Ciò ha ovviamente suscitato una levata di scudi da parte delle tante associazioni che rappresentano i lavoratori autonomi.renzi-cover-620x350 A questo si aggiunge l’aumento dei contributi INPS per i soggetti iscritti alla cosiddetta gestione separata, cioè coloro che non sono artigiani né commercianti e non possono essere iscritti ad una delle casse di previdenza degli ordini professionali. Tale aumento, previsto dalla riforma Fornero, è di ben 2 punti percentuali, passando dal 27,72% del 2014 al 29,72% di quest’anno, per arrivare addirittura al 33,72% nel 2019. In pratica un terzo del reddito dell’attività di lavoro autonomo sarà versato alle casse del’INPS !

Di fronte a queste che possiamo, a ragion veduta, definire come vere e proprie vessazioni sia sul piano fiscale che previdenziale (a maggior ragione perché sono rivolte a soggetti che stanno iniziando una nuova attività) non dobbiamo stupirci se i nostri giovani, e anche meno giovani, vanno a cercarsi un lavoro fuori dall’Italia.

Pare che di questa faccenda se ne sia accorto anche il nostro primo ministro Renzi, il quale, dopo ben tre settimane dall’approvazione della legge di stabilità, dichiara alla stampa che “il governo ha fatto un’autogol clamoroso” e che “ho fatto un errore, ma adesso recuperiamo”. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti poi, durante il question time di mercoledì scorso alla Camera, ha confermato che l’esecutivo è intenzionato “ad intervenire immediatamente per modificare la situazione che si è determinata in un senso diverso da quello che il governo avrebbe voluto”. Ma dov’erano Renzi e Poletti quando si faceva la legge di stabilità?

Attendiamo la retromarcia, ma senza tanta convinzione, dato che siamo ormai diffidenti rispetto alle promesse del premier. Nel frattempo possiamo solo constatare come, ancora una volta, il nostro povero Paese sia governato da un manipolo di dilettanti allo sbaraglio.

(e.m.)

 

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Legge di stabilità 2015: novità per imprese e famiglie

Cosa cambia e cosa no con la nuova finanziaria per il 2015. Le prime impressioni.

Come putroppo è consuetudine, la legge di stabilità (ex finanziaria) arriva a fine anno con il fiato grosso, portandosi dietro mille emendamenti che accontantano qualcuno e scontentano tanti. Il provvedimento, con i suoi 755 commi (!) è stato faticosamente approvato dal senato con la richiesta di fiducia da parte del Governo.  Ma vediamo alcune dlista_lunga_530x400elle novità che interessano imprese e famiglie.

Bonus 80 euro

Il famoso bonus Renzi viene confermato anche per il 2015, seguendo le stesse regole: spetta ai lavoratori dipendenti con reddito compreso tra il minimo di 8174 euro e il massimo di 26 mila. Contrariamente alle promesse sbandierate quando fu varato, restano esclusi pensionati e lavoratori “incapienti” (vedi nostro articolo del luglio 2014).

Bonus bebé

Spetta per i nati o adottati dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 nella misura di 960 euro se l’indicatore ISEE è fino a 25 mila euro, ed è raddoppiato se l’ISEE sta sotto i 7 mila euro. E’ previsto un buono acquisto di mille euro per le famiglie con almeno 4 figli e ISEE sotto 8500 euro, ma per il calcolo è meglio che vi fate assistere da un consulente o da un CAF.

IMU e TASI

Si prevedeva l’introduzione di una “Local Tax” per riordinare la materia delle tasse comunali ed evitare il caos in cui sono piombati l’anno scorso i Comuni nel dover applicare le tasse locali e i contribuenti nel doverle pagare. Niente di tutto ciò: IMU, TASI e TARI si pagheranno come nel 2014,  e restano congelate le tariffe per i comuni.

Ristrutturazioni edili e risparmio energetico

Per il 2015 le spese per ristrutturazioni di immobili saranno deducibili al 50%, elevate al 65% se si tratta di interventi antisismici. Gli interventi per il risparmio energetico continueranno ad essere deducibili per il 65%.

TFR in busta paga

I lavoratori dipendenti (esclusi quelli pubblici, gli agricoli e i domestici) che hanno più di sei mesi di anzianità potranno richiedere al proprio datore di lavoro il pagamento in busta paga della quota di  accantonamento mensile per il fine rapporto. Ciò partirà dal 1 marzo 2015 e proseguirà in via sperimentale fino al giugno 2018. Gli importi saranno tassati in modo ordinario, cioè insieme agli altri elementi della retribuzione, ma non influiranno sul limite dei 26 mila euro annui per il diritto al bonus degli 80 euro.

Canone RAI

Resta congelato a € 113,50 per tutto il 2015.

Ravvedimento imposte e dichiarazioni

A partire dal 2015 il ravvedimento per le imposte non versate o versate in modo insufficiente sarà possibile anche oltre il termine della dichiarazione dell’anno successivo, prevedendo una sanzione ridotta che va dal 3% fino al 5%, ma non oltre il 4° anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dell’anno di riferimento dell’imposta, anche in presenza di accesso o verifica. Sempre entro il 4° anno il contribuente ha la possibilità di rettificare una dichiarazione errata o incompleta, recependo in tal modo l’orientamento della giurisprudenza secondo cui se l’Agenzia Entrate può verificare una dichiarazione entro il 5° anno, il contribuente ha diritto a correggerla entro lo stesso termine. Poiché sembra che la causa ostativa a questo ravvedimento lungo sia la ricezione di un avviso di accertamento o di liquidazione, sorgono dubbi sulla sua reale efficacia, pertanto attendiamo la norma attuativa.

Nuovo regime dei minimi

Dal 1° gennaio i contribuenti “minori”, cioè i lavoratori autonomi e le piccole imprese che non superano un determinato volume d’affari rientrano del nuovo regime dei contribuenti minimi e pertanto cessano le precedenti agevolazioni, salvo il diritto per i contribuenti che già ne fruivano. Per approfondimenti consultare questo articolo.

IRAP

L’aliquota viene aumentata dal 3,5 al 3,9%. In compenso le imprese che assumono lavoratori a tempo indeterminato deducono dall’imponibile IRAP tutto il costo, e non solo i contributi previdenziali come finora accadeva. Inoltre le imprese che non hanno dipendenti avranno nel 2016 un credito d’imposta pari al 10% dell’IRAP versata.

(e.m.) © Riproduzione riservata

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INAIL: finanziamenti per la sicurezza sul lavoro

E’ stato pubblicato nella GU n.165 del 18-7-2014 l’estratto di bando per il sostegno al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, che prevede finanziamenti agevolati da parte dell’INAIL nei settori:

  • Agricoltura
  • Edilizia
  • Estrazione e lavorazione materiali lapidei

Sono previsti contributi del 65% a fondo perduto per l’acquisto o l’adeguamento di macchinari finalizzati alla sicurezza dei lavoratori, come specificato negli allegati tecnici, per investimenti da 1000 a 50000 euro per ciascuna azienda.
Le domande, da presentarsi attraverso un’apposita procedura on-line, partiranno il 3 novembre prossimo e si chiuderanno il 3 dicembre.
Potete consultare il bando in questo link. Per ulteriori approfondimenti potete contattare il nostro studio.

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Bonus 80 euro Renzi: domande e risposte FAQ

Molte persone hanno dubbi e (giustamente) pongono domande sull’ormai  famoso bonus degli 80 euro, noto come Bonus Renzi. Vediamo alcune tra le più frequenti FAQ.80euro

Gli 80 euro sono al lordo delle tasse?  No, il bonus non è tassato, non fa parte né dell’imponibile previdenziale, né di quello fiscale. Viene semplicemente aggiunto al netto della busta paga e non andrà dichiarato nel modello 730 o nel modello Unico del prossimo anno.

Ho un reddito da lavoro dipendente di 24mila e sono proprietario di una casa che ho affittato a 6mila euro l’anno. Posso fruire del bonus? No. Per poter avere il bonus in busta paga il reddito complessivo annuo non deve essere superiore a 26mila, e nel suo caso siamo già a 30mila.

Il mio contratto di lavoro è a progetto, il reddito mensile è di 1200 euro. Ho diritto al bonus? Sì. Il contratto di lavoro a progetto, come i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e gli altri redditi assimilati a lavoro dipendente, fruiscono del bonus, purché non superiori a 26mila euro.

Ho un contratto part-time di 16 ore settimanali, il reddito Irpef è mediamente 600 euro mensili. Nell’ultima busta paga non ci sono gli 80 euro. E’ giusto? Purtroppo sì. Il bonus non spetta per i redditi inferiori a 8174 euro annui, che è il limite al di sotto del quale non c’è trattenuta fiscale. E’ un punto critico, e molto criticabile, della legge. Il governo ha promesso di porre rimedio il prossimo anno.

Sono disoccupato  e percepisco un’indennità di 400 euro, vivo con mia madre che ha una pensione di 900 euro. Almeno uno di noi due ha diritto al bonus? Purtroppo no. Questi i motivi: 1) il reddito da pensione è escluso dal bonus renzi; 2)  l’indennità di disoccupazione (ASPI) può dare diritto al bonus ma dev’essere di importo (nell’anno 2014) superiore a 8174 euro.

Il mio contratto a termine scade il 30 settembre 2014, il reddito dell’anno è superiore a 10mila euro. Ho diritto al bonus? Sì. In linea generale, il bonus è stato introdotto a partire da maggio, quindi nel 2014 sono (80 x 8 mesi) 640 euro. Su base mensile (considerando da gennaio) sono 53,33 euro. Ciò significa che se lei ha lavorato da gennnaio a settembre ha diritto a 53,33 x 9 = 479,97 euro di bonus.

Ho perso il lavoro nel mese di aprile 2014. Sono escluso dal bonus? No. Può recuperare il bonus, sempre che il reddito, rapportato al periodo di lavoro sia compreso tra 8174 e  26mila euro. Per fare questo dovrà presentare nel 2015 il modello 730 (se sarà dipendente) oppure il modello Unico.

Mia moglie è insegnante con reddito di circa 23mila, io sono impiegato al Comune e ho un reddito di circa 22mila. Entrambi abbiamo avuto il bonus di 80 euro. Siccome in totale abbiamo 45mila euro, dobbiamo restituire il bonus? No. Ai fini del bonus conta il reddito individuale, non quello complessivo del nucleo familiare.

Sono un dipendente che percepisce il bonus. Sto svolgendo quest’anno alcune consulenze occasionali che, se mi saranno pagate prima di dicembre, faranno salire il reddlito a oltre 26 mila. Come mi devo comportare? Il discorso è, in generale, valido per tutti i dipendenti che hanno altri redditi. Il datore di lavoro si basa sulla retribuzione presunta dell’anno, quindi eroga automaticamente il bonus. Se avete la certezza che il reddito totale supera il limite, conviene chiedere  al datore di lavoro di sospendere il bonus. Gli eventuali importi indebitamente percepiti dovranno essere restituiti presentando il modello 730 o Unico del 2015.
(e.m)
 

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