Il crepuscolo del berlusconismo - 4
Domenica 16 Gennaio 2011
Quarta puntata (leggi la terza) Il fatto che mister B. negli anni dal 1996 al 2001 sia all'opposizione, non impedisce al berlusconismo di consolidarsi ed espandersi, anzi. I suoi media sferrano senza... Leggi tutto...
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Il crepuscolo del berlusconismo - 3
Domenica 26 Dicembre 2010
Terza puntata (leggi la seconda) Per meglio comprendere le origini del berlusconismo si deve considerare che se da un lato la sua nascita coincide con la famosa discesa in campo, dall'altro il lavoro... Leggi tutto...
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Il crepuscolo del berlusconismo - 2
Martedì 21 Dicembre 2010
Seconda puntata (leggi la prima) Il berlusconismo ovviamente è nato in Italia, ma più o meno consapevolmente diventa modello di riferimiento anche per democrazie più giovani, come quelle dei Paesi... Leggi tutto...
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Il crepuscolo del berlusconismo - 1
Domenica 19 Dicembre 2010
Anche se canta vittoria dopo la risicata fiducia del quattordici dicembre, il Cavaliere è ormai bollito. Il pudore non esiste più. Lui e la sua banda comprano i parlamentari a suon di milioni... Leggi tutto...
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Spagna e dintorni (nostrani)
Lunedì 12 Luglio 2010
All'indomani della festa spagnola per il primato mondiale calcistico, sorge spontaneo fare un parallelismo tra il nostro triste Paese e l'iberico ottimismo. Il paragone è tra una nazione stanca,... Leggi tutto...
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Il crepuscolo del berlusconismo - 4 PDF Stampa E-mail
Scritto da Caino Rembellari   
Domenica 16 Gennaio 2011 21:16

Quarta puntata (leggi la terza)

Il fatto che mister B. negli anni dal 1996 al 2001 sia all'opposizione, non impedisce al berlusconismo di consolidarsi ed espandersi, anzi. I suoi media sferrano senza sosta una massiccia campagna mediatica contro il governo Prodi. In questo modo naturalmente passano in secondo piano le diverse inchieste giudiziarie che lo coinvolgno e che continuano ad essere condotte dalla magistratura.

Nel 2001, dopo un'agguerrita campagna elettorale, il Cavaliere ritorna a occupare il posto di primo ministro con un successo più largo che nel passato. Dall'indomani del suo ritorno a palazzo Chigi comincia una vera pioggia di leggi “ad personam”: fino al 2006 si contano almeno quindici provvedimenti legislativi che favoriscono il premier. Per proteggere il proprio patrimonio e le proprie aziende, i due rami del parlamento approvano tutta una serie di norme gran parte delle quali sono confezionate dai suoi avvocati-deputati. Ricordiamo, senza poterle citare tutte, l'abolizione delle imposte sulla successione e la donazione (per intestare beni e aziende ai figli), il condono fiscale (ampiamente utilizzato dalle sue aziende), quello edilizio esteso alle aree protette (villa La Certosa, Sardegna), il decreto salva-calcio (Milan), la legge Gasparri (Mediaset), il decreto salva-Rete4, ed altro. Per salvarsi dai guai giudiziari i suoi avvocati-parlamentari snocciolano una serie di provvedimenti quali: la legge sulle rogatorie (processo SME, per tentare di proteggere Previti, ma non ci riusciranno), riforma societaria con depenalizzazione del reato di falso in bilancio (processi SME-2 e All Iberian, questa è una delle leggi che lo ha salvato da sicure condanne), lodo Schifani (tutela per le più alte cariche dello stato, ma la legge è dichiarata incostituzionale), legge Cirami (possibilità di ricusare il giudice per “legittimo sospetto”), ed altre leggi tagliate su misura per ostacolare o far cadere in prescrizione i processi che lo vedono imputato.

Risultati: il patrimonio di famiglia del Caimano è cresciuto dai 3,1 miliardi del 1994 ai quasi 12 miliardi del 2007. Nei numerosi processi in cui è stato imputato, l'assoluzione per insussistenza del fatto è stata espressa in soli tre casi. In altri tre casi l'assoluzione è stata possibile grazie alle leggi ad personam. Vi sono stati inoltre tre procedimenti chiusi per prescrizione del reato e due per intervenuta amnistia. Per esser chiari: Berlusconi è stato dichiarato con sentenze definitive colpevole dei reati di corruzione giudiziaria (lodo Mondadori), corruzione (per aver versato 1,23 miliardi di lire a Bettino Craxi), falso in bilancio (transazione relativa al calciatore Lentini), ma non ha dovuto scontare alcuna pena per via della prescrizione. Inoltre in corso di giudizio è intervenuta l'amnistia per falsa testimonianza (loggia massonica P2) e per un altro falso in bilancio, relativo all'acquisto dei terreni Macherio, Milano 2. Attualmente vi sono tre processi in corso (diffamazione, corruzione ed evasione fiscale) per salvarsi dai quali egli sta mobilitando ogni persona ai suoi ordini ed ogni mezzo possibile. In questi giorni si è aggiunta l'iscrizione nel registro degli indagati per concussione e prostituzione minorile.

Crediamo che in un qualsiasi Paese civile (o anche meno civile) un personaggio del genere non avrebbe la benché minima possibilità di affacciarsi alla vita politica. In Italia invece diventa presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica per ben tre volte.

Continua ...


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Ultimo aggiornamento Domenica 16 Gennaio 2011 22:05
 
Il crepuscolo del berlusconismo - 3 PDF Stampa E-mail
Scritto da Caino Rembellari   
Domenica 26 Dicembre 2010 17:19

Terza puntata (leggi la seconda)

Per meglio comprendere le origini del berlusconismo si deve considerare che se da un lato la sua nascita coincide con la famosa discesa in campo, dall'altro il lavoro mediatico, quindi il tentativo di cambiamento culturale e sociale, più o meno consapevolmente era già avviato da anni. Facciamo allora un passo indietro.

 

Le prime televisioni private in Italia nascono e si sviluppano a partire dal 1974. Già quattro anni dopo sono oltre 400 le emittenti locali sparse in tutto il terrotorio. Una di queste, Telemilano 58, è di proprietà del palazzinaro Silvio Berlusconi. Egli crede e scommette in questo nuovo settore. Dopo aver creato Publitalia, acquista dappertutto TV locali e frequenze.

 

Telemilano58

Con un incredibile e mai chiarito giro di finanziamenti riesce a dotarsi di una enorme libreria di film e programmi televisivi. Grazie anche al vuoto legislativo in materia, comincia a creare un monopolio nazionale della televisione commerciale. Ma nel 1986 alcuni pretori oscurano Canale 5 perché, contravvenendo alla legge, le trasmissioni di fatto sono trasmesse in diretta su tutto il territorio nazionale con lo stratagemma delle videocassette mandate in contemporanea dalle emittenti locali di proprietà Fininvest. In quel frangente molti (anche da sinistra) levano alti lai in difesa della libertà dell'etere. Per sistemare la situazione il governo Craxi in fretta emana un decreto, poi diventato legge, che liberalizza le frequenze, permettendo quindi le trasmissioni pressoché a chiunque. Quella legge però viene dichiarata incostituzionale, e così si arriva alla famosa legge Mammì del 1990, per cui Berlusconi è costretto a cedere le allora nascenti pay-TV (la cui proprietà in realtà continua a controllare indirettamente ancora per anni) e il quotidiano Il Giornale, “venduto” nientemeno che al fratello Paolo.

 

Nel frattempo però massicce quantità di programmi televisivi spesso di scadente fattura (soap opera, telenovelas, cartoni animati giapponesi, eccetera) invadono le case degli italiani, erodendo irreversibilmente il monopolio RAI. In quegli anni Internet non esiste ancora come fenomeno di massa, quindi il dominio della televisione come mass-media è pressoché totale. I bambini, i giovani studenti sono tempestati a tutte le ore del giorno da programmi d'importazione, per lo più di bassa qualità, compresi intermezzi pubblicitari a loro dedicati. Le famiglie, soprattutto quelle culturalmente meno avvedute, sono conquistate a suon di film, telefilm e varietà con protagonisti i più popolari showman italiani. Naturalmente, manco a dirlo, con contorni ed intermezzi pubblicitari. Siamo ancora lontani da aberrazioni come "il grande fratello", ma la strada è quella.

 

L'intellighenzia italiana, soprattutto di sinistra, sottovaluta tale fenomeno. La televisione di Stato, piuttosto che mantenere la propria funzione istituzionale, cede alla tentazione di fare concorrenza alle reti Fininvest e livella verso il basso la qualità dei palinsesti. Questo accadeva - e accade ancora - perché la RAI non è mai stata davvero indipendente, ma è emanazione dei partiti politici, è territorio da spartire. Ma questa è un'altra storia, sulla quale ritorneremo.

 

Ma ritorniamo alla politica. Quando, nella bufera delle inchieste giudiziarie, la DC e il PSI si dissolvono, la sinistra, che dal dopoguerra ha sempre avuto nel Partito Comunista Italiano la seconda forza politica del Paese, non è in grado di conquistare la scena anche per via di una crisi esistenziale che, dopo la svolta della Bolognina del 1991, forse ancor oggi non si è arrestata. La “discesa in campo” del Cavaliere, avvenuta il 26 gennaio 1994 con il famoso discorso registrato e trasmesso a reti Fininvest unificate, non poteva trovare terreno più fertile. Nasce così il partito di centrodestra Forza Italia che nei mesi seguenti vede l'opera certosina di fidi collaboratori come Urbani, Dell'Utri, Confalonieri, Letta e si giova dell'enorme cassa di risonanza delle reti Fininvest. Ad esempio, nelle famiglie italiane è stata di grande impatto emotivo la manifesta e familiare simpatia verso il nuovo impegno politico del Cavaliere, espressa dai tanti celebri personaggi televisivi passati dalla Rai a Fininvest.

 

Si arriva così alle politiche del 1994. Forza Italia, che si è formata con l'apporto di molti naufraghi della DC e del PSI e nel frattempo imbarcava personaggi non sempre di specchiata moralità, oltre a un considerevole numero di soggetti a vario titolo sodali del Cavaliere (avvocati, consulenti, collaboratori, amici, eccetera), vince le elezioni alleandosi con la Lega Nord di Bossi e con la destra di Alleanza Nazionale.

 

Il primo governo Berlusconi dura pochi mesi. Cade nel dicembre dello stesso anno dopo che la Lega di Bossi ritira la fiducia (e non perché, come Lui più volte ha dichiarato, per la persecuzione giudiziaria). Fino all'aprile del 1996 il governo è retto da una coalizione “tecnica”, guidata dall'ex forzista Lamberto Dini. Gli anni che seguono lo vedono all'opposizione. I governi di centro sinistra che si sono succeduti fino al 2001 sono guidati da Romano Prodi, poi da Massimo D'Alema e da Giuliano Amato. Però questi governi si guardano bene dal promulgare una legge qualsiasi che possa regolare quell'abnorme conflitto d'interessi che ha reso il nostro Paese lo zimbello delle democrazie occidentali, e non solo. Eppure sarebbe bastato invocare l'articolo 2 della legge n. 60/1953, cioè quella norma che la Costituzione ha previsto per regolare le incompatibilità parlamerntari!..

 

Fine della terza puntata (leggi la quarta)


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Ultimo aggiornamento Domenica 16 Gennaio 2011 21:37
 
Il crepuscolo del berlusconismo - 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Caino Rembellari   
Martedì 21 Dicembre 2010 16:08

Seconda puntata (leggi la prima)

Il berlusconismo ovviamente è nato in Italia, ma più o meno consapevolmente diventa modello di riferimiento anche per democrazie più giovani, come quelle dei Paesi dell'ex blocco sovietico. Mentre sociologi, esperti, giornalisti e tuttologi negli anni si affannavano a paragonare grottescamente il nostro caudillo ai dittatori sudamericani o dell'est asiatico, la realtà superava l'immaginazione, perché Berlusconi è realmente l'amico di personaggi come PutinGheddafi, Erdogan, Lukashenko. In occasioneBerlusconi e Gheddafi, agosto 2008 degli incontri internazionali è più a proprio agio con i dittatori che non con i rappresentanti delle democrazie. I suoi complimenti, le sue manifestazioni d'affetto profuse ad ogni incontro con ciascuno di questi personaggi lasciano ogni volta sbigottiti gli osservatori occidentali, e non solo.

 

L'inizio del berlusconismo coincide con la crisi della cosiddetta prima repubblica. All'inizio degli anni 90 del secolo scorso, il sistema tradizionale dei partiti, che erano più o meno uguali a se stessi da quarant'anni, accusa una grave crisi provocata prima dalla caduta del blocco sovietico e subito dopo dal terremoto di tangentopoli.

 

L'esplosione del berlusconismo è stata frutto di una serie di circostanze in parte favorite dalla concomitanza di un momento storico particolare, ed in parte determinate da una potente nomenklatura che ha avallato l'avventura politica del nostro caudillo, con il forte sostegno prima di un entourage limitato a poche e fidatissime persone, poi di milioni di italiani.

 

Ma andiamo per ordine. Sotto l'aspetto politico l'analisi è semplice. Per decenni, e fino al 1993, al governo è una rosa di partiti che, pur con alchimie diverse, ha a capo la Democrazia Cristiana, seguita da socialisti, repubblicani, socialdemocratici e liberali. Il siffatto pentapartito si dissolve dopo tangentopoli, e c'è il problema di capire chi possa raccoglierne l'eredità.

 

L'iniziativa è proprio di Craxi, emblema e maestro del sistema di corruzione della prima repubblica. Egli, prima di darsi alla latitanza in Tunisia, fa in tempo ad incensare il suo pupillo Silvio e a lanciarlo nell'impresa di raccogliere i cocci del vecchio pentapartito per organizzare qualcosa di nuovo. L'impresa è ardua ma non impossibile. Bettino sa che il cavaliere ha alcune importanti doti: sa comunicare, dà l'impressione di uno che si è “fatto da sé”, anche se l'origine delle sue fortune, cominciata con le misteriose elargizioni Craxi e Berlusconi all'inizio degli anni '80partite dalla banca Rasini, non è mai stata chiarita. Sa che ha una serie di importanti appoggi anche (e soprattutto) nel Sud. Sa bene che possiede o controlla direttamente almeno tre televisioni nazionali, quotidiani, case editrici, assicurazioni, società immobiliari, pubblicitarie, cinematografiche. Effettua movimenti e transazioni attraverso una serie di società off-shore, molte delle quali sono state appositamente create per evitare le imposizioni fiscali italiane. Sa che, più che imprenditore, il personaggio è un abile affarista e faccendiere.

 

E il leader socialista sa anche bene che, diversamente da quello che appare, Berlusconi è pieno di debiti, e che le sue società potrebbero collassare, anche sulla spinta della crisi economica dei primi anni 90. Inoltre, dopo tante operazioni condotte con estrema spregiudicatezza, anche con la corruzione di finanzieri e giudici, i primi guai giudiziari si profilano all'orizzonte. Quale miglior motivo per spingere l'amico a scommettersi in politica?

 

Forte di anni di presenza nelle case degli italiani grazie alle sue televisioni commerciali, egli avrebbe le capacità per convincere gli italiani che Lui, che ama l'Italia, che è il migliore imprenditore, è la novità per il nostro stanco Paese. Inoltre, penserà la gente, è scontato che uno come Lui non ha bisogno di rubare, dato che è già ricco di suo. Spacciandosi per il messia del nuovo miracolo italiano potrebbe rinnovare e restaurare il vecchio sistema, o comunque metterlo in sicurezza. Questo - molto probabilmente - pensa Craxi quando incoraggia la nascita del nuovo partito.Licio Gelli, il Gran Venerabile della P2

 

C'è anche un clima mediatico favorevole, già presente da anni. Tutto può dirsi di mister B. fuorché non sia una persona scaltra ed intelligente. Egli sa bene che possedere televisioni, giornali e case editrici può metterlo in condizioni di potenziale supremazia. Ricordiamo che lui è stato affiliato alla loggia massonica P2, numero di tessera 1830, e che il programma della setta prevedeva il controllo mediatico attraverso reti televisive private e, tra l'altro, il controllo diretto della RAI e del maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera. La loggia massonica aveva fra i prioritari obiettivi anche la limitazione dell'autonomia della magistratura, mediante la separazione delle carriere e l'assoggettamento politico degli organi di autogoverno.

 

Sono questi obiettivi che, in un modo o nell'altro, Berlusconi negli anni successivi conseguirà o almeno tenterà di farlo con ogni mezzo.

(fine seconda puntata) (leggi la terza puntata)


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Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Dicembre 2010 09:57
 
Il crepuscolo del berlusconismo - 1 PDF Stampa E-mail
Scritto da Caino Rembellari   
Domenica 19 Dicembre 2010 20:45

Anche se canta vittoria dopo la risicata fiducia del quattordici dicembre, il Cavaliere è ormai bollito. Il pudore non esiste più. Lui e la sua banda comprano i parlamentari a suon di milioni mentre l'Europa, anzi il mondo intero, ci guardano allibiti. Le sue dimissioni, che in un paese normale sarebbero giunte da tempo, forse non arriveranno mai. Ma la Lega già da tempo invoca le elezioni per la primavera 2011. Dobbiamo allora solo aspettare che ritiri la propria truppa da questo governo per decretare il decesso politico di Berlusconi Silvio.

 

Ma se la fine di questo governo è ormai prossima, non è affatto scontato che anche il berlusconismo sarà subito consegnato alla storia. Il quasi-ventennio del berlusconismo non è solo un fenomeno politico.

 

Berlusconi è stanco

Perché parliamo di ventennio? Se dovessimo limitarci all'esperienza di governo, facendo i conti Berlusconi è stato fino ad oggi presidente del Consiglio dei Ministri complessivamente per meno di otto anni. Tuttavia, nella realtà del Paese il berlusconismo è stato dominante, anzitutto sotto l'aspetto mediatico, anche quand'era all'opposizione. A parte la vicenda strettamente politica, il berlusconismo è un fenomeno sociale che ha visto la sua esplosione nel 1994 con la famosa discesa in campo, ma che incubava già da anni. I periodi in cui il centro-sinistra ha governato (1996-2001 e poi 2006-2008) non hanno fatto praticamente nulla per scongiurare il ritorno di Berlusconi, come invece legittimamente avrebbero potuto: non una legge che regolasse il più grande conflitto d'interessi dell'Occidente, non un'iniziativa per limitare l'accesso alle Camere di inquisiti e pregiudicati, neanche invocare l'applicazione di una legge del 1953 che impedisce la candidatura ai titolari di concessioni pubbliche. Nulla, insomma, che potesse in qualche modo proteggere o blindare il dettato costituzionale nei confronti della potenziale minaccia di sciagurate riforme e improbabili devoluzioni. Il risultato è stato che l'azione propagandistica del berlusconismo non si è mai interrotta, neanche durante gli anni dei governi di parte avversa, anzi!

 

Che il berlusconismo sia un evento che da decenni agisce e determina una trasformazione a livello antropologico può sembrare un'affermazione troppo forte o avventata. Ma pensiamo ad una persona nata, poniamo, nel 1985. Oggi questa persona ha venticinque anni quindi è un adulto, uomo o donna che sia. Fin dall'età scolare si è nutrita soprattutto di televisione, il fenomeno internet ancora non c'era. Si è nutrita dei prodotti industriali che la televisione ha propagandato. Si è nutrita dei modelli di vita che la televisione ha imposto. I suoi genitori, oggi mediamente cinquantenni, nel più dei casi non sono impermeabili al constante insinuarsi di tale sotto-cultura mediatica. Quelli di noi che hanno vissuto il clima e la tensione delle rivolte studentesche del '68 o del '77, in genere ne hanno rimosso il ricordo sotto la spinta e la pressione di nuovi modelli di vita proposti o imposti sotto l'insegna dell'edonismo e del pragmatismo.

 

Oggi, che la storia a scuola non si insegna più, l'obiettivo didattico delle celebri tre “i” (informatica, inglese, internet) del primo Berlusconi è stato sostiuito da un ancor più pragmatico trio di “s”: soldi, sesso, successo.

Fine prima puntata (leggi la seconda puntata)

 

 

 

 

 

 

 



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Ultimo aggiornamento Martedì 21 Dicembre 2010 19:28
 
Spagna e dintorni (nostrani) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 12 Luglio 2010 14:18

All'indomani della festa spagnola per il primato mondiale calcistico, sorge spontaneo fare un parallelismo La Spagna campione del mondotra il nostro triste Paese e l'iberico ottimismo.

Il paragone è tra una nazione stanca, governata da vecchi politici (non solo nel senso anagrafico), senza idee e capace solo di brutte figure, esattamente come la sua squadra di calcio, e una nazione antica, ma per molti versi più giovane della nostra, con una classe dirigente più dinamica e consapevole, che nonostante le innegabili difficoltà riesce a tirarsi fuori dai guai, e magari a vincere un titolo prestigioso.

Forse se guardassimo a come gli altri ci giudicano, potremmo essere aiutati a capire i nostri problemi. C'è un articolo, che riportiamo, con una nostra (speriamo corretta) traduzione dal quotidiano spagnolo El Pais, nella sua versione on-line. Lo segnaliamo perché a nostro parere è chiaro e sintetico come forse nessun giornale italiano è riuscito a fare oggi.

Berlusconi perde il suo appoggio in Italia

di Miguel Mora

Un sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera riportava che solo il 31% degli italiani ha fiducia nel governo Berlusconi. Da gennaio la fiducia nel governo ha perso 13 punti, e il 62% dei cittadini pensa che il primo ministro non sarà in grado di invertire la tendenza. Il susseguirsi degli scandali e la netta frattura all'interno della maggioranza sembrano aver influito sul giudizio degli elettori.
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Ultimo aggiornamento Martedì 13 Luglio 2010 20:05
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