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La Repubblica dell'incontrario - seconda puntata PDF Stampa E-mail
Scritto da Caino Rembellari   
Mercoledì 10 Marzo 2010 21:27

Nei giorni scorsi mi è capitato di rileggere alcune pagine del famosissimo romanzo "1984" di George Orwell. Se l'autore, morto nel 1949 a soli quarantasette anni, avesse prefigurato l'uso deleterio che in Italia si è poi fatto della sua invenzione letteraria, cioè il Grande Fratello, probabilmente avrebbe rinunciato

Il grande fratello a pubblicarlo.

Non poteva certo immaginare che nel nostro amato Paese il Grande Fratello sarebbe diventato l'emblema della trash-TV (cioè la TV spazzatura).

 

Invece il romanzo "1984" è una cosa molto più intelligente, etimologicamente parlando (intelligere = guardare lontano).  Rileggere, a decenni di distanza, che il Ministero della Verità in realtà aveva lo scopo di riscrivere la storia censurando i fatti e sostituendoli con altri mai accaduti; che il Ministero dell'Abbondanza propagandava miracoli economici mentre il popolo mancava anche delle lamette per la barba; che il Ministero dell'Amore torturava i dissidenti per ricondurli alla "ragione", ecco tutte queste cose che trenta o quarant'anni fa sembravano fantapolitica oggi sono, seppure in modo più "soft", realtà.

Anche se in modo meno drammatico di quanto accadeva nell'immaginario del Socialismo Inglese di Orwell, oggi il nostro ministero della Verità si chiama Tg1, Mediaset e stampa collegata. Basta vedere con quanta noncuranza censurano certe notizie e di alcuni fatti ne cambiano i connotati. Basta vedere con quanta sicurezza il ministero dell'Abbondanza sostiene che siamo fuori dalla crisi, guardandosi bene dall'affrontare la realtà delle aziende che chiudono e della disoccupazione in aumento. Basta vedere con quanta sfacciataggine dicono di essere il "partito dell'amore", mentre tutti gli altri sono cattivi e comunisti.

Ritorniamo alla Repubblica dell'incontrario.  Da una settimana c'è una grande polemica: l'esclusione di alcune liste del PDL dalle regionali del Lazio e della Lombardia. Non si fa che parlar d'altro nei giornali e nei tiggì. Questo fatto, gravissimo, mette in ombra tutto il resto: l'aumento della benzina, la censura della par condicio, la protezione civile che è corrotta, i lavoratori sui tetti, gli imprenditori che si suicidano, il disastro ambientale del Po, l'Iraq che va a votare,  la neve sulle autostrade, la piogga che sgretola il Sud ...

Poi il Primo Ministro della Repubblica dell'incontrario, dall'alto dei tacchi rialzati,  convoca una conferenza stampa. Accade oggi 10 marzo 2010.  Coerentemente dice che non sono stati loro ad infrangere le regole, piuttosto sono state le regole a infrangersi su di loro.

Dall'altro mondo George Orwell, se può vederci, non può che congratularsi con se stesso. Forse non aveva pensato all'Italia come scenario per il suo romanzo, ma la realtà, come si sa, è più grande dell'immaginazione.

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