Il crepuscolo del berlusconismo - 4
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Il crepuscolo del berlusconismo - 3
Domenica 26 Dicembre 2010
Terza puntata (leggi la seconda) Per meglio comprendere le origini del berlusconismo si deve considerare che se da un lato la sua nascita coincide con la famosa discesa in campo, dall'altro il lavoro... Leggi tutto...
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Il crepuscolo del berlusconismo - 2
Martedì 21 Dicembre 2010
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Il crepuscolo del berlusconismo - 1
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Il crepuscolo del berlusconismo - 3 PDF Stampa E-mail
Scritto da Caino Rembellari   
Domenica 26 Dicembre 2010 17:19

Terza puntata (leggi la seconda)

Per meglio comprendere le origini del berlusconismo si deve considerare che se da un lato la sua nascita coincide con la famosa discesa in campo, dall'altro il lavoro mediatico, quindi il tentativo di cambiamento culturale e sociale, più o meno consapevolmente era già avviato da anni. Facciamo allora un passo indietro.

 

Le prime televisioni private in Italia nascono e si sviluppano a partire dal 1974. Già quattro anni dopo sono oltre 400 le emittenti locali sparse in tutto il terrotorio. Una di queste, Telemilano 58, è di proprietà del palazzinaro Silvio Berlusconi. Egli crede e scommette in questo nuovo settore. Dopo aver creato Publitalia, acquista dappertutto TV locali e frequenze.

 

Telemilano58

Con un incredibile e mai chiarito giro di finanziamenti riesce a dotarsi di una enorme libreria di film e programmi televisivi. Grazie anche al vuoto legislativo in materia, comincia a creare un monopolio nazionale della televisione commerciale. Ma nel 1986 alcuni pretori oscurano Canale 5 perché, contravvenendo alla legge, le trasmissioni di fatto sono trasmesse in diretta su tutto il territorio nazionale con lo stratagemma delle videocassette mandate in contemporanea dalle emittenti locali di proprietà Fininvest. In quel frangente molti (anche da sinistra) levano alti lai in difesa della libertà dell'etere. Per sistemare la situazione il governo Craxi in fretta emana un decreto, poi diventato legge, che liberalizza le frequenze, permettendo quindi le trasmissioni pressoché a chiunque. Quella legge però viene dichiarata incostituzionale, e così si arriva alla famosa legge Mammì del 1990, per cui Berlusconi è costretto a cedere le allora nascenti pay-TV (la cui proprietà in realtà continua a controllare indirettamente ancora per anni) e il quotidiano Il Giornale, “venduto” nientemeno che al fratello Paolo.

 

Nel frattempo però massicce quantità di programmi televisivi spesso di scadente fattura (soap opera, telenovelas, cartoni animati giapponesi, eccetera) invadono le case degli italiani, erodendo irreversibilmente il monopolio RAI. In quegli anni Internet non esiste ancora come fenomeno di massa, quindi il dominio della televisione come mass-media è pressoché totale. I bambini, i giovani studenti sono tempestati a tutte le ore del giorno da programmi d'importazione, per lo più di bassa qualità, compresi intermezzi pubblicitari a loro dedicati. Le famiglie, soprattutto quelle culturalmente meno avvedute, sono conquistate a suon di film, telefilm e varietà con protagonisti i più popolari showman italiani. Naturalmente, manco a dirlo, con contorni ed intermezzi pubblicitari. Siamo ancora lontani da aberrazioni come "il grande fratello", ma la strada è quella.

 

L'intellighenzia italiana, soprattutto di sinistra, sottovaluta tale fenomeno. La televisione di Stato, piuttosto che mantenere la propria funzione istituzionale, cede alla tentazione di fare concorrenza alle reti Fininvest e livella verso il basso la qualità dei palinsesti. Questo accadeva - e accade ancora - perché la RAI non è mai stata davvero indipendente, ma è emanazione dei partiti politici, è territorio da spartire. Ma questa è un'altra storia, sulla quale ritorneremo.

 

Ma ritorniamo alla politica. Quando, nella bufera delle inchieste giudiziarie, la DC e il PSI si dissolvono, la sinistra, che dal dopoguerra ha sempre avuto nel Partito Comunista Italiano la seconda forza politica del Paese, non è in grado di conquistare la scena anche per via di una crisi esistenziale che, dopo la svolta della Bolognina del 1991, forse ancor oggi non si è arrestata. La “discesa in campo” del Cavaliere, avvenuta il 26 gennaio 1994 con il famoso discorso registrato e trasmesso a reti Fininvest unificate, non poteva trovare terreno più fertile. Nasce così il partito di centrodestra Forza Italia che nei mesi seguenti vede l'opera certosina di fidi collaboratori come Urbani, Dell'Utri, Confalonieri, Letta e si giova dell'enorme cassa di risonanza delle reti Fininvest. Ad esempio, nelle famiglie italiane è stata di grande impatto emotivo la manifesta e familiare simpatia verso il nuovo impegno politico del Cavaliere, espressa dai tanti celebri personaggi televisivi passati dalla Rai a Fininvest.

 

Si arriva così alle politiche del 1994. Forza Italia, che si è formata con l'apporto di molti naufraghi della DC e del PSI e nel frattempo imbarcava personaggi non sempre di specchiata moralità, oltre a un considerevole numero di soggetti a vario titolo sodali del Cavaliere (avvocati, consulenti, collaboratori, amici, eccetera), vince le elezioni alleandosi con la Lega Nord di Bossi e con la destra di Alleanza Nazionale.

 

Il primo governo Berlusconi dura pochi mesi. Cade nel dicembre dello stesso anno dopo che la Lega di Bossi ritira la fiducia (e non perché, come Lui più volte ha dichiarato, per la persecuzione giudiziaria). Fino all'aprile del 1996 il governo è retto da una coalizione “tecnica”, guidata dall'ex forzista Lamberto Dini. Gli anni che seguono lo vedono all'opposizione. I governi di centro sinistra che si sono succeduti fino al 2001 sono guidati da Romano Prodi, poi da Massimo D'Alema e da Giuliano Amato. Però questi governi si guardano bene dal promulgare una legge qualsiasi che possa regolare quell'abnorme conflitto d'interessi che ha reso il nostro Paese lo zimbello delle democrazie occidentali, e non solo. Eppure sarebbe bastato invocare l'articolo 2 della legge n. 60/1953, cioè quella norma che la Costituzione ha previsto per regolare le incompatibilità parlamerntari!..

 

Fine della terza puntata (leggi la quarta)

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