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Anche se canta vittoria dopo la risicata fiducia del quattordici dicembre, il Cavaliere è ormai bollito. Il pudore non esiste più. Lui e la sua banda comprano i parlamentari a suon di milioni mentre l'Europa, anzi il mondo intero, ci guardano allibiti. Le sue dimissioni, che in un paese normale sarebbero giunte da tempo, forse non arriveranno mai. Ma la Lega già da tempo invoca le elezioni per la primavera 2011. Dobbiamo allora solo aspettare che ritiri la propria truppa da questo governo per decretare il decesso politico di Berlusconi Silvio.
Ma se la fine di questo governo è ormai prossima, non è affatto scontato che anche il berlusconismo sarà subito consegnato alla storia. Il quasi-ventennio del berlusconismo non è solo un fenomeno politico.

Perché parliamo di ventennio? Se dovessimo limitarci all'esperienza di governo, facendo i conti Berlusconi è stato fino ad oggi presidente del Consiglio dei Ministri complessivamente per meno di otto anni. Tuttavia, nella realtà del Paese il berlusconismo è stato dominante, anzitutto sotto l'aspetto mediatico, anche quand'era all'opposizione. A parte la vicenda strettamente politica, il berlusconismo è un fenomeno sociale che ha visto la sua esplosione nel 1994 con la famosa discesa in campo, ma che incubava già da anni. I periodi in cui il centro-sinistra ha governato (1996-2001 e poi 2006-2008) non hanno fatto praticamente nulla per scongiurare il ritorno di Berlusconi, come invece legittimamente avrebbero potuto: non una legge che regolasse il più grande conflitto d'interessi dell'Occidente, non un'iniziativa per limitare l'accesso alle Camere di inquisiti e pregiudicati, neanche invocare l'applicazione di una legge del 1953 che impedisce la candidatura ai titolari di concessioni pubbliche. Nulla, insomma, che potesse in qualche modo proteggere o blindare il dettato costituzionale nei confronti della potenziale minaccia di sciagurate riforme e improbabili devoluzioni. Il risultato è stato che l'azione propagandistica del berlusconismo non si è mai interrotta, neanche durante gli anni dei governi di parte avversa, anzi!
Che il berlusconismo sia un evento che da decenni agisce e determina una trasformazione a livello antropologico può sembrare un'affermazione troppo forte o avventata. Ma pensiamo ad una persona nata, poniamo, nel 1985. Oggi questa persona ha venticinque anni quindi è un adulto, uomo o donna che sia. Fin dall'età scolare si è nutrita soprattutto di televisione, il fenomeno internet ancora non c'era. Si è nutrita dei prodotti industriali che la televisione ha propagandato. Si è nutrita dei modelli di vita che la televisione ha imposto. I suoi genitori, oggi mediamente cinquantenni, nel più dei casi non sono impermeabili al constante insinuarsi di tale sotto-cultura mediatica. Quelli di noi che hanno vissuto il clima e la tensione delle rivolte studentesche del '68 o del '77, in genere ne hanno rimosso il ricordo sotto la spinta e la pressione di nuovi modelli di vita proposti o imposti sotto l'insegna dell'edonismo e del pragmatismo.
Oggi, che la storia a scuola non si insegna più, l'obiettivo didattico delle celebri tre “i” (informatica, inglese, internet) del primo Berlusconi è stato sostiuito da un ancor più pragmatico trio di “s”: soldi, sesso, successo.
Fine prima puntata (leggi la seconda puntata)
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