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All'indomani della festa spagnola per il primato mondiale calcistico, sorge spontaneo fare un parallelismo tra il nostro triste Paese e l'iberico ottimismo.
Il paragone è tra una nazione stanca, governata da vecchi politici (non solo nel senso anagrafico), senza idee e capace solo di brutte figure, esattamente come la sua squadra di calcio, e una nazione antica, ma per molti versi più giovane della nostra, con una classe dirigente più dinamica e consapevole, che nonostante le innegabili difficoltà riesce a tirarsi fuori dai guai, e magari a vincere un titolo prestigioso.
Forse se guardassimo a come gli altri ci giudicano, potremmo essere aiutati a capire i nostri problemi. C'è un articolo, che riportiamo, con una nostra (speriamo corretta) traduzione dal quotidiano spagnolo El Pais, nella sua versione on-line. Lo segnaliamo perché a nostro parere è chiaro e sintetico come forse nessun giornale italiano è riuscito a fare oggi.
Berlusconi perde il suo appoggio in Italia
di Miguel Mora
Un sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera riportava che solo il 31% degli italiani ha fiducia nel governo Berlusconi. Da gennaio la fiducia nel governo ha perso 13 punti, e il 62% dei cittadini pensa che il primo ministro non sarà in grado di invertire la tendenza. Il susseguirsi degli scandali e la netta frattura all'interno della maggioranza sembrano aver influito sul giudizio degli elettori.
L'ultimo sintomo è l'azione della procura di Roma contro una loggia massonica affine al partito di maggioranza. I pubblici ministeri sospettano che due pe rsone vicine a Berlusconi, il coordinatore del partito Denis Verdini, implicato anche nello scandalo della protezione civile, e Marcello Dell'Utri, cofondatore di Forza Italia, condannato a sette anni di carcere per collaborazione con la mafia, siano i referernti politici del gruppo che il giudice definisce "La nuova propaganda 2", riferendosi alla loggia di Licio Gelli, nella quale Berlusconi militò.
Il potere occulto, ora noto grazie alle intercettazioni telefoniche, si estenderebbe attraverso ramificazioni fino alla camorra. Tre cospiratori sono stati accusati di aver organizzato, durante una cena a casa di Verdini, un piano per condizionare i giudici costituzionali che dovevano pronunciarsi sul "lodo Alfano", lo scudo immunitario che doveva liberare Berlusconi dai processi in atto. Uno dei giudici che hanno cenato a casa di Verdini si è dimesso, come ha assicurato ieri Il Fatto Quotidiano.
Il fronte politico non si presenta meglio. La frattura col cofondatore della Casa della Libertà, Gianfranco Fini, sembra non avere soluzione. A proposito della libertà di stampa, sabato Berlusconi ha dichiarato: "la libertà di stampa non è un diritto assoluto", mentre Fini, due giorni prima, ha detto " la libertà di stampa non è mai sufficiente".
Se Berlusconi non si è sbarazzato di Fini è perché non può farlo. I 35 deputati finiani potrebbero far cadere Berlusconi già alla prima mozione di fiducia in Parlamento. E se dovesse cadere il Governo eletto con il maggior sostegno elettorale della storia, sarebbe difficile che Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, accetterebbe di sciogliere le camere e andare a nuove elezioni, come invece chiedono sia Berlusconi che la Lega. La cosa più ragionevole, data la crisi economica e la necessità di riforme istituzionali, sarebbe ciò che ha proposto ieri l'ex leader democristiano Ciriaco de Mita: un governo costituzionale formato da tutte le forze politiche.
Ma il Cavaliere non si arrenderà facilmente: perdere il potere significa perdere l'immunità. Così ha deciso di raccomandarsi al Vaticano con la mediazione del giornalista Bruno Vespa, il quale ha organizzato una cena presso la propria residenza romana (datagli in affitto dalla Santa sede), con i personaggi più graditi dal Vaticano: insieme al segretario di stato vaticano, Tarcisio Bertone, Berlusconi e il suo numero due Gianni Letta (Gentiluomo del Papa), il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, il fedelissimo Cesare Geronzi, presidente delle Generali, e il capofila dell'opposizione democriatiana, Pierferdinando Casini.
Le cronache riferiscono che Berlusconi ha cercato di convincere Casini ad apportare alla maggioranza i suoi 36 deputati, ma che questi ha declinato la sua offerta, rispondendo: "non mi vendo". A proposito il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ha ammonito: "O il romano (Casini, ndr), o io".
Ironizza l'analista Marco Travaglio: "Per sapere se il patto della prostata si realizza, bisognerà aspettare il prossimo libro di Vespa".
(da El Pais.com del 12 luglio 2010, traduzione di E. Mirabella)
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