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Forse c'è da ringraziare Marcello Lippi. Il commissario tecnico della nostra Nazionale di calcio ha causato con i suoi errori il ritorno a casa anzitempo della nostri giocatori, mentre ci si aspettava che la squadra avrebbe tenuto almeno fino ai quarti di finale, cioè per tutta quest'altra settimana.
Anche i nostri governanti sono rimasti spiazzati. Il calcio avrebbe catalizzato l'attenzione dei media e dei sudditi. Dategli panem et circenses, e siamo a posto. Va be' che il panem scarseggia, nel senso del lavoro, ma almeno i circenses erano assicurati, così tutti davanti alla TV. Invece i sudditi, ai quali di colpo è venuto a mancare il divertimento, si svegliano improvvisamente e vengono ricondotti ad occuparsi delle solite cose.
E scoprono che un certo Aldo Brancher viene nominato ministro di un nuovo ministero (inventato apposta per lui), e che questa nomina serve a proteggere l'ex prete dal processo in cui è presente come imputato. Lo scandalo è venuto alla luce, nonostante la sordina che il governo impone a Rai e Mediaset.
Ricordiamo ai lettori che Aldo Brancher è un personaggio già coinvolto in tangentopoli e più volte condannato. La notizia è questa: una volta tanto la gente ne è accorta. E comincia a pensare con la propria testa, nonostante la censura dei vari minzolini.
Scoprono poi, i sudditi, che il premier è sempre più piccolo, se possibile. C'è stato un G20 in Canada, è l'Italia si è distinta ancora una volta non per le proposte o gli interventi, ma per il solito esibizionista che si è accompagnato ad una bionda ventottenne. Ancora una volta con ironia e derisione è stato salutato dalla stampa internazionale, come se non fossero bastate le escort, le minorenni, le veline alle regionali e la separazione con la seconda moglie. Non vogliamo fare moralismo, lui può pure tenersi le proprie psicopatie, ma l'Italia si merita tanto?
C'è un senatore della Repubblica che è stato condannato per associazione mafiosa a nove anni di reclusione. In appello la pena è stata l'altro ieri ridotta di due anni. E' il palermitano Marcello Dell'Utri. Il milanese Berlusconi lo ha sempre avuto al suo fianco, fin dai tempi dell'università, salvo una breve parentesi. La recente sentenza del processo di appello ha stabilito che le frequentazioni mafiose di Dell'Utri sono accertate fino al 1992. Per il periodo successivo, riguardo alla partecipazione della mafia alla nascita del nuovo partito Forza Italia, pur evocata da diversi pentiti, i giudici hanno sancito che "il fatto non sussiste". Non è corretto dare giudizi prima della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, ma ciò significa, con parole d'altri tempi, "insufficienza di prove". Del resto è credibile uno che fino al 1992 ha frequentato la crema della mafia palermitana, e d'improvviso dimentica tutto e va a organizzare un nuovo partito?
Questa è l'Italia di oggi. Esclusa dal mondiale di calcio, ai margini della civiltà occidentale e non solo. Un'Italia piccola piccola, con il suo ridicolo premier e i suoi piccoli ministri, con la sua cricca di corrotti e corruttori, incapaci tutti di vedere un palmo oltre il proprio naso, ma in compenso con un fiuto eccezionale per il denaro.
Gli altri italiani, quelli che lavorano sodo, quelli che pagano le tasse quasi sempre, sono coloro che salvano il Paese dalla bancarotta. Ma per quanto tempo ancora?
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