Canone RAI in bolletta: come funziona?

Un aggiornamento sul canone RAI in bolletta, dopo la bocciatura del Consiglio di Stato

Come promesso, aggiorniamo la situazione ad oggi, 16 aprile.  Dopo che il Consiglio di Stato ha bocciato l’altro giorno il Decreto ministeriale che regola il versamento del canone RAI con la bolletta della fornitura di elettricità. Vediamo di capire, alla luce di recentissimi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, come dovrebbe funzionare questa nuova modalità di prelievo.

Il canone televisivo è dovuto da ogni famiglia che detiene almeno un apparecchio TV in senso stretto, dedicato alla ricezione digitale delle trasmissioni televisive. attenti al canoneQuindi non devono pagare i possessori di personal computer, tablet, smartphone e in genere gli apparecchi elettronici che possono ricevere i canali televisivi per mezzo della rete Internet.

L’importo del canone per il 2016 è stato ridotto a 100 euro e sarà addebitato, per quest’anno, in rate bimestrali  (se il pagamento della bolletta è ogni due mesi, comunque con la cadenza prevista per i pagamenti) a partire dalla prima fattura della fornitura elettrica che scade dopo il 1° luglio. Però nella prima bolletta utile è previsto il maxi canone, cioè la parte di canone dovuta da gennaio a luglio. Negli anni successivi invece il canone RAI sarà distribuito in dieci rate mensili, da gennaio ad ottobre. Non sarà più possibile versare il canone attraverso il bollettino di conto corrente postale, salvo il caso dei canoni speciali, come gli esercizi pubblici o commerciali. Vi sembra complicato? ebbene sì, avete ragione!

La nuova normativa presume che se esiste un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui una persona ha la propria residenza anagrafica, allora vi sia la presenza di un televisore.

Naturalmente possono presentari diversi casi che danno luogo a dubbi d’interpretazione. Può verificarsi infatti che:

  1. Né la persona cui è intestata l’utenza eletrica, né alcuno dei familiari residenti possiedono un televisore: in questi casi bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate l’apposita autocertificazione.
  2. Uno dei componenti della famiglia è intestatario del canone RAI ma l’utenza elettrica è intestata ad altro familiare: il canone sarà automaticamente trasferito ed addebitato solo al titolare dell’utenza.
  3. Uno dei componenti (per esempio il marito) è intestatario dell’utenza dell’abitazione, mentre un altro (per esempio la moglie) è intestatario di un’utenza elettrica per la casa al mare. In questo caso la moglie deve presentare l’autocertificazione compilando il quadro B.
  4. Nella stessa casa (quindi con unica utenza elettrica) hanno residenza più persone ma non appartenenti allo stesso nucleo familiare (per esempio genitori e figli sposati, personale domestico o badanti conviventi, e casi simili), oppure personale come portieri, custodi, bidelli che hanno residenza nel luogo dove prestano servizio ma non sono intestatari dell’utenza elettrica. In prima battuta sembrava che tutti questi soggetti avrebbero dovuto pagare entro il 31 ottobre 2016, in unica soluzione. Stando alle notizie diffuse dall’Agenzia Entrate i conviventi, anche se non fanno parte dello stesso nucleo familiare, non pagano il canone. E meno male.
  5. l’intestatario della bolletta può vedersi addebitare un importo di canone RAI non dovuto (cosa che immaginiamo non sarà tanto rara). In questo caso può decidere di pagare la bolletta dell’elettricità escludendo l’importo del canone RAI non dovuto. Ciò non comporta il rischio d’interruzione della fornitura elettrica. Però pagare la bolletta in modo ridotto potrebbe essere un’operazione estremamente complicata o impossibile se l’utente aveva autorizzato l’addebito diretto sul conto corrente o sulla carta di credito. Non è difficile prevedere che nella maggior parte di questi casi l’utente, suo malgrado, pagherà il canone non dovuto e dovrà sperare in un rimborso che (forse) arriverà ai suoi eredi.

Infine, Attenzione all’autocertificazione: secono le diposizioni vigenti ad oggi , dev’essere inviata con uno dei seguenti modi:

  • entro il 30 aprile 2016 per raccomandata postale a plico aperto;
  • entro il 10 maggio per via telematica rivolgendosi ad un caf o ad un professionista abilitato;
  • entro il 10 maggio attraverso uno dei canali telematici Fisconline o Entratel, ai quali però bisogna abilitarsi.

A riprova dei numerosi dubbi e delle complicazioni che ancora accompagnano questa normativa, dato che giorno 14 aprile il Consiglio di Stato ha bocciato il Decreto Ministeriale, in attesa che sia riscritto attendiamo ragionevolmente una proroga dei suddetti termini per l’autocertificazione. Anche perché non sappiamo se le società di fornitura elettrica sono in grado di fare tutto in ordine per evitare i problemi cui migliaia e migliaia di contribuenti, loro malgrado, andranno incontro.

(e.m.)

Questa voce è stata pubblicata in Fisco, home, News. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image