23 maggio 1992

Il 23 maggio è una data che non potrò dimenticare fino al resto dei miei giorni. Giovanni Falcone
Nel breve periodo in cui tenevo un corso di formazione al palazzo di Giustizia di Palermo, era la fine degli anni ’80, ricordo bene Giovanni Falcone, quando ogni mattina arrivava al lavoro con tutta la scorta che bloccava e letteralmente paralizzava chiunque nel proteggere l’ingresso del magistrato, che si rintanava poi nella sua stanza, se non ricordo male in alto a sinistra al secondo piano.
Mai potrò dimenticare che quel pomeriggio del 23 maggio ’92, tornando a Catania, passai lo svincolo di Capaci qualche minuto prima che avvennisse la strage.  E ancora in viaggio, appresi la notizia dalla radio: si diceva che era morta la moglie e alcuni uomini della scorta, ma Falcone era ancora vivo;  piansi poi quando, a tarda sera i telegiornali comunicarono la morte anche del magistrato.capaci
Da allora non sono riuscito ad avere una risposta chiara. Troppi i misteri (ricordate i “veleni” del palazzo di Palermo?). Prima la successiva, quasi immediata strage di via D’Ameglio (dov’era lo Stato?), con la famosa borsa dei documenti mai trovata, nemmeno i brandelli. Poi la strage di via dei Gergofili a Roma e gli altri attentati, quelli riusciti e quelli falliti.
Poi la pace (la pax romana?)
Quindi la cattura di Totò Riina: non appena portato via qualcuno ripuliva a dovere il suo covo imbiancando addirittura le pareti della casa dopo aver fatto sparire ogni documento.
Poi quella di Bernardo Provenzano, già rincoglionito (di suo, o ce l’hanno fatto diventare?).
Nel frattempo la mafia ha diramato i suoi tentacoli nel resto d’Italia, facendo perdere a Palermo la titolarità dell’impresa, a favore della capitale morale (Milano), e di quella politica, Roma.
Che la trattativa con lo Stato non ci sia stata, è una favola cui neanche i bambini un poco intelligenti possono credere.
Bisogna avere fiducia nello Stato, questo sì.
Ma cos’è lo Stato?
Lo Stato siamo noi cittadini. Lo Stato è gli uomini e le donne che noi votiamo e deleghiamo a rappresentarci e governarci.
Ma nello Stato il cancro c’è ancora e va estirpato.

(e.m.)

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